Recensione sullla Storia della Lega Italiana per il divorzio del radicale Domenico Letizia

U na vicenda di primaria importanza per i diritti civili e sociali, la cui storia era, però, ancora poco studiata: è questo il tema del libro "Storia della Lega Italiana per il divorzio", edito da Europa Edizioni, scritto dal giovane esponente radicale Domenico Letizia, originario di Maddaloni (Caserta). Pubblicato in occasione dei 40 anni dalla vittoria del referendum del 1974, che sancì il consenso popolare alla legge in merito del 1970, l'opera, valido strumento di conoscenza della vicenda, ripercorre l'affermarsi stesso del principio libertario della possibilità di divorzio. Di grande interesse, nel testo di Letizia, è un excursus storico che analizza la possibilità di divorzio, che non è stata solo una conquista moderna: già nel mondo classico, infatti, per i greci ed i latini era permesso lo scioglimento del matrimonio: aspetto molto interessante per lo studio dei principi stessi del diritto romano, per cui il matrimonio era un contratto legale, ed ancora in epoca cristiana il Codice Legislativo di Giustiniano consentiva il divorzio... Solo nel 1215, con il Concilio Lateranense IV, la Chiesa cattolica definì in forma diversa la liturgia nuziale, e dal 1439, con il Concilio di Firenze, definì il matrimonio in quanto sacramento. Tornando a sviluppi moderni della questione, il libro di Domenico Letizia ricorda l'esistenza del divorzio nel Regno di Napoli, ad inizio Ottocento, durante il governo di Gioacchino Murat; inoltre, il volume ripercorre proposte legislative a favore del divorzio successive di non molti anni all'Unità d'Italia, cioè già a fine Ottocento ed inizio Novecento: ad esempio, un disegno di Legge presentato dal liberale di sinistra Giuseppe Zanardelli, che avrebbe consentito il divorzio in caso, almeno, di sevizie, condanne gravi ed adulterio, non riuscì a passare, per l'ostruzionismo di parlamentari reazionari. Dopo i drammi epocali delle due guerre mondiali, il movimento per il divorzio vide dei nuovi fermenti nella società civile italiana. Di intenso interesse sono anche alcune analisi di pubblicazioni giornalistiche che mostrarono particolare sensibilità verso tale questione civile e sociale: ad esempio, le ricerche di Domenico Letizia hanno rimarcato il ruolo del periodico "Don Basilio", ed in particolare un articolo, sul numero 34, del 4 maggio 1947, a proposito della battaglia per il divorzio, che riporta queste eloquenti affermazioni, di critica anche al leader del "Movimento dell'Uomo Qualunque": "In un'intervista concessa alla Repubblica del 24 aprile, Guglielmo Giannini ha detto testualmente: "mi schiero a favore dell'adulterio, ma contro il divorzio". E' questa la lercia morale dei sostenitori della comodissima indissolubilità del matrimonio [...] E sì che lo stesso Gesù Cristo ha lasciato detto che la famiglia si poteva infrangere solo per adulterio [....] ". Un nuovo inizio si ebbe con la fondazione, nel 1966, della "Lega Italiana per il divorzio", fondata dalla sezione romana del partito radicale, ma di natura trasversale: ne facevano parte, infatti, anche socialisti, comunisti, liberali di varie tendenze, repubblicani, socialdemocratici, democristiani di sinistra, cattolici progressisti, tanti esponenti delle Acli (Associazioni Cristiane dei Lavoratori Italiani), e compresi anche diversi sacerdoti, ecc... Diversi furono i cattolici che rivendicarono il diritto alla libertà di coscienza sulla questione, alcuni dei quali anche con l'avallo di qualche vescovo; nel frattempo, provocava scalpore una pubblicazione, da parte del radicale Mellini, sulle cifre relative ad annullamenti e dispense per il matrimonio concesse dalla Chiesa cattolica tramite la Sacra Rota Romana: per Mellini, si trattava di dispense concesse ad un ristretto gruppo di privilegiati, che pagavano per accedervi: concesse più a stranieri che ad italiani, e molto più a ricchi che a poveri... Numerose furono le relazioni di polizie sulle attività degli attivisti per il divorzio, secondo quanto riportato in questo studio di Letizia, che si avvale, peraltro, della consultazione bibliografica di altri importanti studi, tra cui "Dossier libertà controllata", di un altro studioso radicale: Maori. Per rendere ancora più chiaramente il quadro della natura trasversale del mosaico culturale e sociale che sostenne l'approvazione ed il consenso ad una legge per il divorzio vi fu, con un ruolo che per diversi aspetti eguagliò quello dello storico leader radicale Marco Pannella, il parlamentare Loris Fortuna, che fu contemporaneamente, e parimenti, sia radicale che socialista: infatti, una specificità molto originale del partito radicale è il permettere, nel caso lo si preferisca, la doppia tessera, proprio per il suo approccio inclusivo e che permette di valorizzare convergenze anche solo parziali con il programma generale del partito radicale stesso...allora, non diversamente da ora. Diversi furono gli organi di stampa che iniziarono a fiorire per sostenere quella che veniva definita la grande questione sociale del divorzio: tra questi, "Notizie Lid", periodico ufficiale della Lega Italiana per il divorzio. Molte sono le relazioni di polizia riportate sul movimento per il divorzio: anche per questo, il volume di Domenico Letizia restituisce in modo cristallino l'atmosfera di quegli anni... Davvero perspicace anche la prospettiva analitica con cui vengono approfondite alcune impostazioni dello schieramento avverso al divorzio: ad esempio, l'errore, di fatto, dell'avere appiattito in maniera non obiettiva il tema del divorzio con quello del comunismo, soprattutto da parte dell'esponente democristiano Amintore Fanfani. Addirittura, un manifesto del M.S.I. suonava così: "Contro gli amici delle Brigate Rosse, il 12 maggio vota sì" (nonostante lo schieramento ufficiale del partito, comunque, vi furono anche missini che espressero posizioni a favore del divorzio; lo stesso Giorgio Almirante, segretario missino, in realtà fu un divorziato, che solo per motivi di "asse" con la direzione democristiana determinò una certa linea). Dall'altra parte, ci furono coloro che presentarono la proposta per il divorzio in chiave antifascista: ad esempio, un manifesto del P.C.I. suonava così: "Contro il fascismo, le donne della famiglia Cervi votano NO", con riferimento al no all'abrogazione della legge sul divorzio, del referendum del 1974, mentre un altro manifesto del PCI proponeva una lettura antidemocristiana della questione, con questo invito: "12 maggio '74/Referendum: No alla Dc ed all'intolleranza", e, quindi, con un altro invito a votare no all'abrogazione del divorzio. Tali manifesti sono significativi specchi di un'epoca, ma, si è già evidenziato, la questione era molto più trasversale e sfumata riguardo soprattutto coloro che sostenevano il diritto al divorzio: un fronte che, in parte, superava le differenze tra laici e cattolici praticanti, ed in alcune frange anche quella tra destre e sinistre... in quanto si trattava di una questione molto più ampia di quella di una linea di partito. Eppure, molti sostenitori del divorzio, oltre ad avere presenti i drammi di tante famiglie in cui la convivenze era divenuta insostenibile, spesso per violenze e soprusi inaccettabili, avevano presenti anche le libertà negli Stati Uniti. A volte, perfino le riviste di cinema e cronaca rosa ricordavano tali possibilità in una società liberale...Il lavoro di Letizia, inoltre, è curato anche nel riportare, poi, diverse motivazioni di coloro che, invece, si opponevano all'introduzione del divorzio in Italia: era pensiero comune, per costoro, che il divorzio potesse spesso favorire il coniuge colpevole di aver violato delle promesse matrimoniali, a discapito del coniuge più debole: ciò, tuttavia, non teneva conto di parecchie situazioni in cui era il coniuge più fragile a subire violenze di svariata natura, ed a sentirsi prigioniero di un matrimonio così degradato. Inoltre, le obiezioni degli oppositori della legge sul divorzio non tenevano conto di alcune delle specificità della legge stessa, per cui la fine di un matrimonio sancita dal divorzio non è pari ad un considerare come se il matrimonio non fosse avvenuto, con il suo intreccio di diritti e doveri...infatti, vengono contemplati, ad esempio, il principio di "separazione per colpa", per cui, in caso di tradimento accertato, nell'iter verso il divorzio questo veda un carico economico verso il coniuge che abbia violato il patto matrimoniale, ed il principio del contributo al mantenimento economico del coniuge in maggiore difficoltà, per sè e per gli eventuali figli... Tornando al progetto della Lega Italiana per il divorzio, va ricordato che ebbe il merito di considerare non più solo una questione, pur importante, di diritti individuali quella della possibilità di potersi "rifare una vita" con tutti i crismi del riconoscimento di legge, ma anche una delicata e significativa questione sociale, una battaglia contro l'ipocrisia ed anche per rendere maggiore giustizia a figli di coppie considerate in una situazione diversa da quella "regolare"; la ricerca della Lega Italiana per il divorzio era quindi volta a riportare maggiori diritti e serenità nella vita di tanti che all'epoca erano considerati dei "fuorilegge del matrimonio". Coloro che si schierarono a favore del divorzio ricordarono anche quanto anche Paesi a larghissima maggioranza cattolica, quali Austria e Francia, avessero voluto conservare il divorzio nei propri ordinamenti giuridici... Grazie a questo volumetto valido e prezioso per la conoscenza di Domenico Letizia è, quindi, possibile approfondire questi ed altri aspetti di una questione sempre viva (si pensi al dibattito sull'eventualità di divorzio breve, sostenuto anche dai radicali, con una nuova Lega per una tale forma differente di divorzio) e degna di attenzione. [Questo articolo è stato pubblicato sulla versione on line del giornale Dea Notizie e sui giornali telematici Caserta24ore, Corriere di Aversa e Giugliano]



Antonella Ricciardi