Seconda intervista a Monia Benini

Monia Benini

Il dialogo seguente riporta la testimonianza, straordinaria e di prima mano, di Monia Benini, italiana attivista per una vera pace (che sia congiunta alla giustizia e che non sia, invece, quella dei cimiteri, del deserto che venne chiamato pace, per citare lo storico latino Tacito) che ha partecipato quest'anno alla Freedom Flotilla. Il resoconto e le analisi di Monia Benini sono particolarmente significative per comprendere le reali condizioni della popolazione della Striscia di Gaza, vessata da un embargo indiscriminato da anni... popolazione cui volevano portare aiuti essenziali, appunto, i pacifisti della Freedom Flotilla, vittime dello scellerato attacco israeliano dello scorso 31 maggio. L’ aggressione è stata condannata in maniera sostanzialmente unanime dalla Comunità internazionale, ma, riguardo essa, Israele non fa marcia indietro, avendo rifiutato l'istituzione di una Commissione internazionale d'inchiesta, le scuse ufficiali e avendo anzi auspicato, tramite il presidente Shimon Peres, l'assegnazione di medaglie d'oro ai responsabili del blitz contro la Mavi Marmara, cioè la nave turca, ammiraglia del convoglio della Freedom Flotilla, che era a composizione internazionale.

 

 

1)      Hai partecipato al viaggio della Freedom Flottilla nella primavera di quest'anno, il cui itinerario è stato tragicamente interrotto dall'esercito israeliano: puoi descrivere i tratti salienti di questa tua seconda esperienza per portare, via mare, aiuti alla Striscia di Gaza?

Sono stata contattata a fine aprile da Mohammad Hannoun, presidente dell'Associazione dei Palestinesi in Italia, il quale mi ha spiegato la portata della nuova iniziativa umanitaria per Gaza, invitandomi a partecipare. Dopo la meravigliosa esperienza di oltre un anno fa, con la Carovana della Speranza (che ha viaggiato via mare e terra, raggiungendo la Striscia attraverso il confine di Rafah), organizzata dalla European Campaign to End the Siege on Gaza, non ho esitato un attimo e ho accettato.

La portata della missione era davvero enorme: 10.000 tonnellate di aiuti umanitari (medicinali,sedie a rotelle elettriche, materiali da costruzione, prefabbricati, materiali per le scuole, ecc...) e oltre 40 paesi coinvolti nella mobilitazione per portare un minimo di sollievo ad un milione e mezzo di persone  nella Striscia di Gaza.

Io e Fernando Rossi avremmo costituito la  parte italiana della delegazione politico-istituzionale (composta da parlamentari e rappresentanti politici provenienti da Irlanda, Svezia, Norvegia, Francia, Grecia, Bulgaria), riunitasi attorno al 20 maggio nell'isola di Cipro. Nel frattempo, oltre a una nave partita dall'Irlanda, erano in allestimento imbarcazioni e cargo dalla Turchia e dalla Grecia: da qui sono poi salpati gli altri italiani (giornalisti e attivisti) con la nave “8000” (dal numero dei prigionieri palestinesi in Israele). Proprio questa era l'imbarcazione alla quale eravamo destinati: avremmo dovuto partire da Larnaca ed effettuare il trasbordo in acque internazionali sulla nave della Flotilla.


2) Puoi spiegare perchè tu e il senatore Fernando Rossi siete stati fermati prima degli altri, al largo dell'isola di Cipro?

A dire il vero non siamo nemmeno riusciti a raggiungere il largo: è stata un'esperienza frustrante per la nostra delegazione, costretta a terra con ogni mezzo. Siamo arrivati a Cipro con alcuni giorni di anticipo rispetto all'imbarco: abbiamo conosciuto gli altri componenti della delegazione e siamo stati preparati ad ogni eventualità. Ci hanno infatti portati a Nicosia, dove ci hanno spiegato i rischi della missione e i nostri diritti nell'eventualità di arresto; inoltre ci hanno fatto siglare un foglio con il quale ci assumevamo tutte le responsabilità per la partecipazione all'impresa e indicavamo, in caso di morte, a chi far arrivare i nostri effetti personali. Ci hanno inoltre spiegato che non avremmo dovuto comunicare a nessuno le modalità di imbarco, perché – ci fu detto – Cipro ci avrebbe aiutati da dietro le quinte ma non voleva ci fosse una presa di posizione ufficiale che avrebbe potuto creare difficoltà internazionali allo Stato.

Ci siamo  imbarcati il venerdì mattina, ma appena saliti a bordo della nave che ci avrebbe portato al largo per il trasbordo sulla “8000”, sono arrivate guardie e poliziotti. Dopo oltre un'ora di interrogatorio e discussione con il capitano, ci hanno fatto scendere: non potevamo partire da Larnaca. A quel punto abbiamo noleggiato un pullman e ci siamo diretti al porto di  Limassol, a circa un'ora e mezza di strada, ma anche lì siamo stati bloccati via terra dalla Guardia Marina. Tempo una decina di minuti e l'intero porto era circondato da motovedette con il compito di impedirci di partire. Ripreso il pullman siamo andati a Nicosia e ci siamo spostati nella parte turca, da dove abbiamo cercato una nuova imbarcazione. Nulla da fare: dietrofront e transito di nuovo nella parte greca dell'isola. A quel punto le delegazioni Irlandese e Bulgara hanno  rinunciato a proseguire: appariva ormai evidente che ci stavano ostacolando in tutti i modi. Eravamo seguiti a vista da poliziotti in divisa e in borghese: per un gruppo così nutrito oltretutto era molto semplice dare nell'occhio. Di conseguenza ci siamo suddivisi in gruppetti di 3-4 persone: abbiamo preso vari taxi, percorso strade diverse, per poi ritrovarci in un porticciolo ben nascosto (per raggiungerlo abbiamo percorso un tratto sterrato): Port Alaminos. Il taxi su cui viaggiavamo io e Rossi è stato il primo ad arrivare e abbiamo scorto in lontananza l'imbarcazione che stava venendo a prenderci. Il tempo di scendere (mentre arrivavano gli altri taxi) e ci siamo trovati un elicottero a bassa quota sopra la testa; in un lampo sono arrivati i fuoristrada della polizia, mentre l'elicottero si è subito portato a sorvolare la nostra nave, già seguita a vista da una motovedetta. Ripartiti in taxi, siamo tornati a Nicosia, abbiamo attraversato il check point e siamo rientrati nella parte turca. Da lì, con altri taxi ci siamo spostati a Famagosta, dove ci hanno detto che avremmo trovato un'imbarcazione ad attenderci per poter finalmente partire. Ebbene, giunti al porto, ci siamo sentiti rispondere che “Qui non ci sono navi”! Ovviamente era palese la volontà delle autorità portuali di bloccarci; lo stesso sindaco locale ci ha invitati a passare la notte (ovviamente a nostre spese)  a Salamis (una località a circa 20 minuti da Famagosta) dove l'indomani avremmo potuto discutere il da farsi, mentre procedevano (invano) le trattative con le autorità governative in merito alla nostra partenza verso la Flotilla.

Al mattino nulla di nuovo...nessuna autorizzazione, anzi: ci hanno presentato un atto evidentemente retrodatato al momento dell'arrivo della delegazione sull'isola quasi una settimana prima: nessuno era autorizzato a salpare da Cipro in direzione di Gaza. Motivazione ufficiale? Nessuna! Uno stato sovrano impedisce a cittadini che si trovano regolarmente nel proprio territorio di transitare verso un altro paese. Motivazione verosimile? Gli accordi strettissimi tra Cipro e Israele, dal punto di vista economico, delle risorse naturali (escavazione gas), del turismo.


3) Precisamente, cosa pensi dell'aggressione israeliana alla Mavi Marmara, la nave ammiraglia della Freedom Flotilla?

Un atto di terrorismo di stato in acque internazionali; un assassinio e un rapimento deliberato di pacifisti (con relativo furto di tutte le proprietà, ivi comprese le attrezzature dei giornalisti) provenienti da vari stati. Un'ennesima riprova della prepotenza sionista e della sua arroganza nell'infischiarsene del diritto internazionale, e delle vite umane. Una dichiarazione di guerra: d'altra parte, a ben guardarci, la Turchia e i paesi che avevano cittadini a bordo delle navi avrebbero potuto far intervenire senza troppi scrupoli la NATO, ma a quanto pare, come sempre, quando in ballo c'è il potere sionista, prevale comunque una linea morbida.


4) Puoi esprimere ai lettori perchè considerate iniquo l'embargo alla Striscia di Gaza e quali siano i suoi effetti più deleteri?

Ci sono varie considerazioni da fare, a partire da una premessa: l'embargo è una misura che colpisce indistintamente tutta la popolazione. Nel caso di Gaza, sono diversi anni che oltre un milione e mezzo di persone sono costrette a vivere in una prigione a cielo aperto, privati del cibo e dei medicinali necessari, bombardati o colpiti quasi quotidianamente durante incursioni israeliane (lo so...queste sono notizie che i media occidentali - supervisionati da appartenenti alla lobby sionista, o autocensuratisi – non danno mai), costretti a recuperare il minimo per la loro sussistenza attraverso tunnel, che spesso si trasformano in tombe (allagati o bombardati dai sionisti per mano egiziana) e che ora vengono sigillati da nuovi muri di acciaio (perchè l'Europa era favorevolissima alla caduta del muro di Berlino, ma non leva una sola parola rispetto a quelli di Gaza o al muro in Cisgiordania). La popolazione è costretta a bere acqua superficiale, contaminata e piena di vermi (da cui l'elevato tasso di mortalità per dissenteria), a vivere di stenti, a vedere bruciato il proprio grano prima del raccolto, a ricevere i proiettili dei soldati israeliani quando coltiva la propria terra o esce sotto costa (perchè Israele ha ridotto il limite territoriale delle acque) per cercare di pescare.

Il massiccio assedio alla Striscia è stato imposto in seguito alla vittoria elettorale di Hamas, partito che è stato prontamente escluso da ogni possibile dialogo e bollato come terrorista dai governi e dai rappresentanti politici dei paesi “occidentali”. Il paradosso, oltretutto, risiede nel fatto che diversi osservatori internazionali, presenti sul posto durante le votazioni, hanno dichiarato che le operazioni di voto si sono svolte in modo più democratico di quanto non fosse avvenuto in Italia o negli USA. Ma siccome Hamas chiede il ritorno ai confini del 1967, e non scende a compromessi al ribasso sul diritto al ritorno...allora è nemico da combattere, e per Israele non è certo un problema se per farlo deve sterminare tutta la popolazione. Anzi, l'assedio di Gaza, così come la continua costruzione di nuovi insediamenti in Cisgiordania, va proprio nella direzione di quello che il Prof. Danilo Zolo definisce, in modo molto efficace, etnocidio del popolo palestinese per mano sionista.


5) In che modo valuti le reazioni internazionali al sacrificio dei pacifisti del vostro convoglio?

Nei due giorni immediatamente successivi alla strage, ero abbastanza soddisfatta per la presa di posizione di vari paesi europei (mentre, inutile a dirsi, mi sono vergognata per le dichiarazioni del sottosegretario Mantica e per il voto osceno dato dall'Italia a proposito dell'istituzione di una commissione di inchiesta sui fatti) e finalmente per l'atteggiamento dei giornalisti che iniziavano ad allentare il bavaglio sulla situazione palestinese e sull'arroganza israeliana. Tuttavia, la sensazione è che per quanto riguarda la parte istituzionale vi siano state tante belle parole (giusti richiami e incontri urgenti), ma pochissimi fatti concreti. Similmente, per la parte legata ai media, proprio come in occasione dell'operazione Piombo Fuso, quando il ministero dell'immigrazione israeliano assoldò un esercito di trolls (disturbatori) operanti su siti internet, agenzie stampa, blog, forum, ecc... per piegare l'opinione pubblica all'ideologia sionista, anche questa volta le truppe sioniste si sono mosse in massa per creare un'artificiosa realtà pro Israele. Così in breve tempo è avvenuto il riallineamento di chi aveva “osato” mettere in discussione l'operato israeliano. I pacifisti (noi compresi) sono diventati “terroristi”, e una missione umanitaria è stata spacciata per un “atto di violazione del territorio israeliano da parte di assalitori e provocatori, sostenuti da associazioni terroristiche, con il consenso di paesi ostili a Israele”.

Che dire quindi in merito alle reazioni? Come avrebbe reagito il nostro Ministro degli Esteri se fosse stato, ad esempio l'Iran, a riservare un simile trattamento (rapimento in acque internazionali, furto, aggressione) ai nostri cittadini? Come avrebbe reagito se gli aiuti della Freedom Flotilla fossero stati destinati ad Israele ed un qualunque paese estero (USA a parte) avesse assalito la spedizione, appropriandosene e catturando le persone a bordo?


6) Attualmente la questione del blocco economico alla fascia di Gaza è tornato ad avere un più giusto peso, tornando al centro dell'attenzione: numerosissime sono state le condanne riguardo l'embargo, che colpisce soprattutto i civili: tra queste quella dell'Unione Europea (che in passato lo aveva parzialmente appoggiato), cui ora non basta un'attenuazione di questo (secondo quanto proposto da Israele) ma che ne chiede la fine immediata e totale... Qual è la tua analisi su questa evoluzione della vicenda?

Come ho già detto, sono dell'idea che si siano sprecate le parole, a discapito delle azioni. Certo l'attenzione è salita notevolmente per un certo periodo dopo i fatti, ma guardiamo la realtà oggi: quali e quanti sono i paesi che hanno all'ordine del giorno un intervento reale per il cambiamento della situazione a Gaza e in tutta la Palestina? Prevalgono ancora gli interessi delle lobby finanziarie e militari (dove la presenza sionista è ben consolidata e gioca il ruolo di protagonista): la stessa  Unione Europea è ridotta ad un sistema economico-finanziario, per i giochi dei vertici della piramide.

Solo quando ogni singolo paese europeo avrà la propria indipendenza dalla morsa di potere statunitense-israeliana, e solo quando avremo un'Europa dei popoli (con una democrazia reale praticata dai cittadini)...allora forse ci saranno le condizioni perchè il Vecchio Continente possa aiutare il popolo palestinese per la propria autodeterminazione, per il rispetto della propria stessa esistenza. E' nostro compito quindi informare quante più persone possibili e unirci nella difesa del diritto alla vita e all'esistenza del popolo Palestinese: Israele continua a dividerci e ad imperare...noi dobbiamo sottrarci all'inganno e dimostrare che non siamo sudditi, ma cittadini consapevoli, uniti per la giustizia.

Introduzione e domande di [Servizio pubblicato sui giornali Dea Notizie (on line), Rinascita (nella versione di carta stampata e locale telematica), Caserta24ore, Corriere di Aversa e Giugliano, Italia Sociale, Avanguardia, Il Popolo d'Italia, Ordine Futuro (nella versione on line)]



Antonella Ricciardi , Intervista del 7 luglio 2010