Domenico Letizia sullo Stato di Diritto

Domenico Letizia

Il seguente dialogo con l'esponente radicale, oltre che scrittore, Domenico Letizia, laureato in Storia, spazia dalla situazione dello Stato di Diritto in diversi contesti internazionali, a varie vicende deteriori che vedono i principi del diritto disattesi, più volte, da parte di settori dello stesso sistema giudiziario italiano. D. Letizia analizza in forma approfondita la situazione della Siria, stretta tra il regime autoritario, per quanto laico, degli Assad (in circa 46 anni vi si sono avvicendati il padre Hafez, e poi il figlio Bashar), e le derive soprattutto dell'auto-proclamato Califfato dell'Isis, oggi in arretramento; importante pure l'approfondimento sulla Turchia, divisa tra autoritarismo e tendenze moderniste con radici antiche, oltre che i progressi dello Stato di Diritto che si intrecciano con la giustizia internazionale. Di particolare competenza si rivelano le riflessioni analitiche di Domenico Letizia sul sistema giudiziario italiano: in particolare, sull'aberrazione dell'uso disinvolto della carcerazione preventiva, ingiusta per definizione; soprattutto, vengono esposti con chiarezza diversi aggiornamenti sulla situazione dell'avv. Vittorio Trupiano, in detenzione preventiva dal 25 giugno 2015, per l'ipotesi di reato di concorso esterno in associazione camorristica, rispetto al quale si proclama assolutamente innocente. Ultimamente, la pm del caso, Ivana Fulco, è stata rimossa dal CSM: la Fulco era stata ritenuta coinvolta in una ingerenza riguardo una udienza in cui era imputato suo suocero, coinvolto in un giro di tangenti camorristiche in un ospedale; inoltre, V. Trupiano ha iniziato uno sciopero della fame, il 29 febbraio: protesta estrema, anche per il quadro preoccupante delle sue condizioni di salute.La situazione dell’avvocato Vittorio Trupiano, peraltro, è anomala anche perché nel capo di imputazione viene presa in considerazione l’eventualità di suoi contatti “ambigui” con il clan Caiazzo dal 2011 al 2015, mentre V. Trupiano ha reso noto di avere versato agli atti la prova di avere dismesso ogni contatto professionale (peraltro lecito, svoltosi nell’ambito delle leggi) dal 2012; i contatti con Antonio Caiazzo erano cessati per disaccordi sulla gestione del caso già da allora, e, peraltro, la stessa Procura ammette di non avere intercettazioni riguardante i rapporti con il clan Caiazzo dal 2012. Su queste ed altre novità del caso si esprime, così, Domenico Letizia.

 

Ricciardi: "Grazie al tuo impegno nell'Associazione "Nessuno Tocchi Caino", nella quale hai assunto recentemente un ruolo di ancora maggiore rilievo e responsabilitˆ, sei particolarmente attento alla situazione dei diritti umani nel mondo: puoi esporre la vostra analisi sulla situazione in Siria? Una "terra martire" dove, pur essendosi intensificate le speranza di pace più duratura, non mancano situazioni tuttora difficili ed allarmanti..."

Letizia: "In Siria stiamo assistendo ad un genocidio finalizzato all'annientamento della dissidenza democratica ad Assad. Con Nessuno tocchi Caino e grazie alla Onlus "We Are" che, tra le molteplici iniziative, si occupa di aiuti umanitari al popolo siriano siamo venuti in contatto con numerosi esponenti della dissidenza al regime di Assad e ogni volta ci viene descritta una situazione allarmante, non solo per la presenza dello stato islamico nella regione ma, soprattutto, per i bombardamenti russi sulla popolazione inerme e il sostegno iraniano al regime di Assad. Non molto tempo fa alcuni magistrati di Parigi hanno aperto un'ndagine preliminare contro il regime di Bashar al-Assad per crimini contro l'umanità commessi tra il 2011 e il 2013. Il procedimento fu avviato sulla base di prove presentate da un fotografo per 13 anni nella polizia militare siriana, noto con lo pseudonimo di "Caesar", che disertò e lasciò il Paese nel 2013, portandosi dietro 55mila foto attestanti la repressione, gli abusi e le torture perpetrate dal regime, foto che rappresenterebbero l'equivalente - secondo la stampa francese - di un "certificato di morte" del regime di Assad."

Ricciardi: "Il partito radicale transnazionale porta avanti la candidatura della Turchia all'entrata nell'Unione Europea, per il 2023 (centesimo anniversario della nascita della Repubblica Turca, decisamente laica, e che conferì, ad esempio, il diritto di voto alle donne molto prima dell'Italia): si tratta di una nazione prevalentemente di cultura musulmana, che ha fatto passi avanti importanti sulla via della democrazia e del rispetto dei diritti umani (tra cui l'abolizione della pena di morte), ma che, per altri versi, ha ancora situazioni problematiche al suo interno, tra cui diversi aspetti del sistema carcerario, e la repressione ai danni della popolazione curda. In che modo pensate che si possano conciliare la valorizzazione dei risultati positivi ottenuti di questo "Paese ponte" euro-mediorientale con queste situazioni critiche? Una adesione alle U.E. potrebbe portare a miglioramenti al riguardo?"

Letizia: "Si tratta di un importante lavoro che da anni porta avanti il radicale Mariano Giustino con l'Associazione "Turchia in Europa da Subito". Bisogna profondamente riflettere sugli errori europei commessi nei confronti della Turchia, la situazione attuale di violazione dei diritti umani da parte di Erdogan e del suo partito poteva essere evitata qualche anno fa se i negoziati di adesione della Turchia all'Ue avessero accolto parere favorevole da parte della comunità europea. Con la presenza dello stato islamico alle porte del Mediterraneo ancor di di più oggi è fondamentale avviare almeno le procedure e il dibattito chiedendo alle istituzioni turche innanzitutto il rispetto dei diritti fondamentali delle minoranze etniche e la laicità delle istitituzioni. La Turchia  un Paese strategico sia per la sua posizione che per la composizione della popolazione, che è per la maggior parte musulmana. Che lo si voglia o meno, il governo turco può recitare un ruolo fondamentale nel risolvere tanto la crisi siriana che nel gestire l'emergenza immigrazione. L'Associazione "Turchia in Europa da Subito", con il sostegno di Marco Pannella, chiede che vengano riaperti riaperti i capitoli 23 e 24 del negoziato, quelli che riguardano libertà, giustizia e sicurezza. "

Ricciardi: "Ultimamente, il leader dei serbi di Bosnia, Radovan Karadzic, è stato condannato, dal Tribunale Penale Internazionale dell'Aja, a 40 anni di carcere per atti delittuosi ai danni di altre etnie del Paese balcanico: che valutazione offri dell'opera di tale Tribunale? Ha svolto adeguatamente il suo compito? Ci sono aspetti che sarebbero da affrontare ulteriormente?"

Letizia: "Permettetemi, innanzitutto, di riconoscere, e dovrebbero farlo in tanti, il ruolo del Partito Radicale, di Non c'è Pace senza Giustizia e di Nessuno tocchi Caino nel lavoro che fu intrapreso per la creazione del Tribunale Penale Internazionale e per lo statuto di Roma. E' un fatto storico che tale istituzione sovranazionale esiste grazie al lavoro del Partito Radicale Nonviolento e Trasnazionale. La sentenza arriva a chiudere e a coronare un grande lavoro istruttorio compiuto dal Tribunale Penale Internazionale ad hoc per i crimini commessi nell'ex Jugoslavia. La sentenza non  solo importante per i crimini passati;  importante per i crimini presenti e futuri, perchè testimonia che la giustizia internazionale, con tutti i suoi ritardi esiste, opera e riesce ad emergere. E' un passo nell'affermare il valore della concepibilità universale dei diritti umani contro i particolarismi giuridici e il relativismo culturale che non vogliono concepire i diritti umani come valori supremi per tutti gli esseri umani. La sfida politica globale vede la ragion di stato contro lo stato di Diritto. "

Ricciardi: "Riguardo, invece, la tua analisi sulla situazione del sistema giudiziario italiano, puoi aggiornarci su qualche caso che ti abbia particolarmente colpito, per un possibile uso deformato di determinati strumenti restrittivi del diritto alla libertà?"

Letizia. "In Italia vive e resta irrisolto un "problema giustizia". Dalla irragionevole durata dei processi, le condizioni delle carceri e dei diritti dei detenuti al problema dei Garanti dei Detenuti. Quello che sta avvenendo in Abruzzo con la non elezione di Rita Bernardini è un episodio locale che riflette lo stato generale della situazione giustizia. In Campania, tra i casi clamorosi voglio ricordare quello avvenuto a Vallo della Lucania con la morte dell'insegnante Francesco Mastrogiovanni in seguito ad un trattamento sanitario obbligatorio; anche il caso dell'avvocato Vittorio Trupiano è significativo per i ritardi e le inefficienze. L'avvocato è in sciopero della fame dal 29 febbraio, gli viene contestato di avere trasmesso informazioni di troppo mentre difendeva il boss Caiazzo, ma la posizione della persona cui trasmetteva tali informazioni è stata archiviata. Gli è comparso un linfonodo all'addome, quindi c'è il sospetto di un nuovo tumore. Per tali motivi, l'avvocato Trupiano ha proposto ricorso alla Corte europea di Strasburgo per le numerose violazioni della relativa convenzione sulla difesa dei diritti dell'uomo, quali quello del diritto alla salute, del giusto processo e della riduzione in schiavitù. Questi sono alcuni casi, ma in generale il problema giustizia resta variegato e non risolto. "

[Questo servizio è stato pubblicato sul giornale telematico Caserta24ore e sulla versione on line del giornale Dea Notizie, oltre che sul sito Padania Express (blog del giornalista Salvatore Pizzo); la porzione sul diritto in Italia dell'intervista è stata pubblicata sul giornale on line Italia Sociale e sul giornale in carta stampata La Civetta (trimestrale)] Introduzione e quesiti di



Antonella Ricciardi , Intervista ultimata il 9 aprile 2016