Lo scrittore Salvatore Conese sui temi della disabilità e della giustizia sociale

Torna a far parlare di sè Salvatore Conese, il giovane scrittore, disabile a causa di una oscura ed inquietante vicenda sanitaria, cui è seguito un non rassicurante esito giudiziario: esperienze, estreme, narrate nell'originale e toccante libro "Il fiore dell'agave":  rimasto, infatti,  semiparalizzato dopo un incidente con un motorino, le possibilità di un recupero, almeno parziale, della parte più provata del fisico di Salvatore Conese erano discrete; una seconda disgrazia,  nello stesso anno, il 1990, cui Salvatore sopravvisse contro quasi tutte le previsioni, aveva, invece, fatto precipitare la situazione: una misteriosa caduta da una finestra dell'ospedale, dopo una lite con un infermiere dai modi brutali e disattenti, che lo trattava come "una bambola di pezza", e  che, al culmine di una lite, gli aveva anche gridato: "Creperai qui!"...una caduta, inoltre, avvenuta mentre Salvatore non poteva reggersi in equilibrio, essendo emiplegico, da una finestra lontana oltre 10 metri da quella della sua stanza di ospedale, e dopo la somministrazione di un sedativo oggi vietato, che aveva fatto perdere conoscenza all'allora diciassettenne Salvatore. Nonostante, quindi, la non credibilità, a lume di logica, di un incidente in cui il personale dell'ospedale non avesse responsabilità quale che fosse, Salvatore Conese non si è visto riconosciuto un risarcimento e vive con una misera pensione...Tuttavia, Salvatore Conese continua l'impegno, non solo per sè e la sua famiglia, ma a favore di tutte le persone nelle sue condizioni, per evitare che le ingiustizie abbiano l'ultima parola e che tutto si sgretoli, compresi le speranze: Salvatore, infatti, sta organizzando un movimento politico-sociale che promuova le condizioni dei disabili, ed, in generale, delle vittime di ingiustizie sociali, anche sul piano economico e giudiziario; il movimento in formazione ha la definizione eloquente di Struttura Umanitaria Per Tutte le Ingiustizie... (S.U.T.I.).

 

 

Ricciardi: "Riguardo la tua vicenda sanitaria e giudiziaria, quanta attenzione hai trovato da parte dei mezzi di comunicazione? Puoi esprimere qualche esempio di maggiore e/o minore attenzione ricevuta, ed in che modo te la spieghi? "

Conese: "Riguardo la  vicenda sanitaria, misteriosa, in riferimento alla mia vicenda personale, trovo che, come al solito, tutte le strutture  hanno l'obbligo e dovere di vigilare per il diritto all'integrità della persona; credo che, per l'appunto, una struttura sanitaria debba essere unicamente, in toto, responsabile, sia attivamente che passivamente, della persona, e non debba accadere  che se ne lavino le mani, nonostante ci sia già una articolo di Giustizia che dica (lo riporto a parole mie) che: "Un individuo, essere umano, qualora varchi l'entrata della struttura, entra in piena responsabilità dell'Assicurazione del Nosocomio". Sarebbe meglio tu trovassi l'articolo di legge. E per quanto riguarda l'attenzione nella vicenda, c'era stato un assoluto silenzio stampa, tranne un piccolissimo articolo sul "Giorno" , e poi eterno silenzio, nonostante la gravità della vicenda. Mah! Boh! Chissà! Sono pienamente sicuro che, se la mia misteriosa vicenda drammatica avesse avuto un pochino in più di risalto, sarebbe andata a finire molto diversamente, e non sarebbe passata, come ho detto, nel totale silenzio e nel maggiore anonimato possibile."

 

Ricciardi: "La tua vicenda ha certamente una importanza sociale: tale vissuto ti ha ispirato un libro, proposto per l'adozione in molte scuole, ed hai anche l'idea della possibilità di una formazione politica cui dare vita, più attenta alla disabilità, ed, in generale, ai bisogni primari delle persone. Puoi accennare di più qualche aspetto di questo progetto e degli ideali che lo potranno animare?"

 

 

Conese: " L'ispirazione del mio libro aveva origine come sfogo, per l'appunto, dato il silenzio cartaceo e del mezzo televisivo, visto che la vicenda, caratterizzata da misteriosi lati oscuri, è stata tenuta, appunto, sotto silenzio, e non capisco tutt'oggi il perchè non ne si voglia parlare, mentre la corrotta e corruttibile giustizia non ha tenuto conto di nulla: ha potuto fare ciò che voleva, negandomi ogni tipo di giustizia. Io ancora sopravvivo con gli aiuti che la gente molto umanamente mi dona e, una ridicola pensione mensile di euro 286 circa, più un accompagnamento, mentre i politici prendono soldi a tutto andare, quando per non fare niente basterebbero non più di euro 3.000 e tutti i soldi risparmiati: avremo meno poveri e tutti un pasto caldo al giorno assicurato. A questo proposito ho l'ideale ed il progetto di creare una forza politica, la quale ha compito come punto primario quello di garantire a tutti il rispetto dei propri diritti e i propri doveri. Per la nascita del nostro progetto l'idea è di  fare cessare seriamente ogni tipo di ingiustizia e senza chiedere nulla in cambio, solo una firma: vorrei che noi lo creassimo in modo auto-organizzato,  con un nuovo nome: Struttura Umanitaria Per Tutte le Ingiustizie... (S.U.T.I.)."

Introduzione e quesiti di [Questo servizio è stato pubbicato nella versione on line del giornale "Dea Notizie" e sul giornale telematico "Caserta24ore"]



Antonella Ricciardi , Intervista ultimata nel novembre 2016