Intervista a Pietro Sebastianelli

Pietro Sebastianelli

Alle recenti elezioni politiche il partito della Rifondazione Comunista ha conseguito un notevole successo. In occasione delle elezioni amministrative, le prime dopo la vittoria dell'Unione che vede il partito di Fausto Bertinotti quale sua parte integrante, si pone adesso la questione del riuscire a conciliare le posizioni istituzionali conquistate con gli ideali fondativi della formazione. Di questo ed altro discute in questa intervista il giovane Pietro Sebastianelli (26 anni a giugno), candidatosi per tale movimento al consiglio comunale di Caserta. Laureato in Scienze Politiche, con una tesi in Filosofia Politica centrata su Spinoza, oltre che impegnato nel dottorato di ricerca all'Università, Pietro Sebastianelli è un attivista politico che proviene dal mondo del movimentismo e dei centri sociali, da tempo impegnato a favore della giustizia sociale. In questa intervista, tra gli altri argomenti, sottolinea in particolare l'importanza dell'iniziativa, portata avanti nel suo ambiente politico, volta ad assicurare un vincolo di mandato tra elettori ed eletti, in modo che i programmi elettorali non vengano stravolti: il raggiungimento di questo obbiettivo rappresenterebbe un passo significativo per un rifiorire della democrazia, che diverrebbe in tal modo non più solo rappresentativa ma anche, per certi aspetti, diretta e maggiormente partecipativa.

1) Ti candidi al consiglio comunale di Caserta con Rifondazione Comunista: puoi indicare alcuni aspetti essenziali della politica interna, sociale ed estera che ti hanno fatto preferire questo partito ad altri?

Il rapporto del movimento dei movimenti con Rifondazione Comunista è nato grazie ad esperienze significative come Genova 2001, è lì che per la prima volta in Italia è emersa una soggettività, sociale prima ancora che politica, che nel corso di questi anni ha saputo tenere testa alle politiche neoliberiste che in Italia hanno prodotto la devastazione sociale, economica e psichica di migliaia di cittadini. Se l’Unione oggi ha vinto sulle destre lo deve anche e soprattutto al ruolo dei movimenti, gli unici attori che sono stati in grado di tenere vivo un tessuto di lotte sociali di contro all’immobilismo della sinistra istituzionale.

E’ stata la “generazione di Genova” che ha animato realmente la politica italiana negli ultimi cinque anni, portando una ventata di freschezza laddove la sinistra risulta incapace di affrontare i problemi reali della società e dopo che gli ideologi del neoliberismo avevano decantato la “fine della storia”.

Io faccio parte della “generazione di Genova”, per intenderci quella che ha subito la violenza della repressione poliziesca pur di affermare l’idea di un altro mondo possibile. E’ lì che è nato il rapporto tra i movimenti e Rifondazione Comunista che in quell’esperienza ha saputo trasformarsi come partito. Infatti, mentre tradizionalmente i partiti di sinistra puntano alla “guida” dei movimenti, Rifondazione ha compreso la necessità di stabilire un rapporto alla pari, di “servizio”, con i movimenti e questa è la ragione per la quale oggi come Laboratorio Sociale MillePiani abbiamo deciso di presentare una candidatura per le comunali dentro questa lista.


2) Con le ultime elezioni politiche Rif. Comunista ha aumentato in maniera considerevole i propri voti: a cosa ritieni si debba ciò?

Sicuramente il rapporto con i movimenti è stato determinante.

Per capire questo passaggio dovremmo innanzitutto dire che i partiti della sinistra, soprattutto quella radicale, per tutto il decennio degli anni ’90, hanno faticato a trovare una base sociale di riferimento. E questo ha pesato molto anche in termini elettorali.

Tutti i partiti, specie quelli della sinistra comunista o socialdemocratica, si sono trovati coinvolti in una crisi irreversibile dalla quale probabilmente nessuno di loro potrà uscirne. I motivi di questa crisi dei partiti della sinistra radicale sono dovuti al fatto che nell’ultimo decennio la società è cambiata radicalmente, i soggetti sociali di riferimento non sono più quelli novecenteschi come la classe operaia: è finita insomma l’era dei partiti di massa e sono emersi i nuovi soggetti del lavoro cognitivo e precario che rivendicano nuove forme di rappresentanza sindacale e politica.

In questo mutamento di paradigma Rifondazione ha saputo ricostruire un rapporto più o meno organico con le nuove soggettività sociali e del lavoro emerse con il postfordismo (il concetto che indica il passaggio dal capitalismo industriale a quello cognitivo, ovvero l’attuale fase di accumulazione). In questo il movimento dei movimenti è stato determinante perché ha messo in luce queste trasformazioni. Tuttavia, se devo essere sincero, credo che i movimenti non abbiano bisogno dei partiti per rappresentarsi. I movimenti si esprimono, non si rappresentano. Ciò non toglie però il problema, per i movimenti, di stringere relazioni snelle con una soggettività politica, come quella di Rifondazione, che si fa portatrice delle istanze provenienti dalla società: la lotta alla precarietà dell’esistenza è una di queste istanze. Poi c’è anche il desiderio di democrazia dal basso che si esprime nelle rivendicazioni di autogoverno dei luoghi e delle città: la pratica municipalista, ossia l’intenzione di autogovernare il territorio e le città attraverso la partecipazione diretta dei cittadini alle decisioni pubbliche è un terreno di sperimentazione in cui Rifondazione a livello locale ha investito parecchio. Credo che queste siano le ragioni del consenso elettorale che Rifondazione ha raggiunto nella società, soprattutto tra le fasce deboli, i precari.

3) Quali sono le principali proposte di cui saresti fautore se venissi eletto a Caserta?

La nostra è un’incursione nel tessuto dell’amministrazione comunale. Quando si affronta il terreno del rapporto tra i movimenti e le istituzioni è necessario sempre sottolineare l’autonomia dei movimenti dalle forme della rappresentanza politico-istituzionale, il primato della dimensione extraistituzionale su quella istituzionale, la primazia del sociale sul politico. La nostra decisione di presentare una candidatura alle comunali è marcatamente un’incursione per questi motivi: il primo è che ai movimenti spetta la decisione e questa non si può delegare nessuno, il secondo è che in questa esperienza è necessario conservare la propria radicalità senza cedere alle sirene del potere. Abbiamo immaginato di essere una “Compagnia”, che si cimenta nel tentativo di attraversare il potere senza cedere alla tentazione del suo "anello". Per questo abbiamo detto due cose importanti e credo molto significative che testimoniano la nostra volontà di inventare nuove forme di democrazia dove la partecipazione diretta dei cittadini sia messa al centro dell’azione politica: nel caso dovessi essere eletto in consiglio comunale, farò in modo che il mandato resti vincolato ai movimenti anziché ai partiti anche attraverso la sua revocabilità in ogni momento. Per noi questo significa praticare qui e ora un altro modo di concepire la rappresentanza, un po’ sullo stile del modello ateniese di democrazia diretta: i mandati sono brevi e le cariche revocabili.

Non è più tollerabile che uno faccia il sindaco o il consigliere comunale per cinque anni e in quei cinque anni in cui agisce non è tenuto a rispondere a nessuno!

Se vieni eletto, ma non rispetti il programma, devi poter essere mandato a casa da chi ti ha eletto. E’ questo un passo importante per restituire dignità alle elezioni, che il più delle volte sono un farsa indescrivibile. Si fanno promesse che non verranno mai mantenute.

Speriamo così di aprire la rappresentanza politica ad una funzione di servizio per i movimenti e per la cittadinanza attiva. Sarò al servizio delle lotte sociali e ambientali che abbiamo condotto in questi anni, contro la cementificazione del Macrico, per la chiusura e la riconversione delle cave e dei Monti Tifatini, per un nuovo welfare municipale dove il Comune si faccia carico di assicurare alcuni servizi gratuiti (casa, trasporti, reddito, liberta’ di accesso alla cultura e ai saperi) per arginare la precarietà del lavoro, per estendere le aree pedonali interdette al traffico in modo che i cittadini possano riprendersi le strade e il gusto di passeggiare a piedi (in una città che si percorre tutta a piedi in mezz’ora mi sembra assurdo l’utilizzo dell’auto).

I punti del programma, oltre a quelli già citati, non sono altro che le questioni affrontate nelle lotte di questi anni:

per esempio, fermare la cartolarizzazione/privatizzazione dei beni pubblici e favorire il loro riutilizzo da parte dei cittadini attraverso l’autogestione;

la smilitarizzazione del territorio per trasformare le caserme dimesse in spazi utili alla collettività (per esempio il Laboratorio Sociale Millepiani l’anno scorso si è ripreso lo spazio nell’ex caserma Sacchi a Falciano);

la creazione di un piano di distribuzione delle antenne di telefonia mobile che devono essere collocate lontano dai centri abitati;

la partecipazione al voto per i cittadini migranti residenti in città in modo da costruire vere politiche dell’accoglienza;

la promozione del consumo critico e della raccolta differenziata e chiusura di tutte le discariche abusive presenti in città;

la sperimentazione del bilancio partecipativo e del referendum abrogativo in modo da restituire potere reale ai cittadini, favorendo l’associazionismo dal basso, diluendo il potere ai rioni e costruendo i municipi di zona e i comitati di quartiere, espressione diretta dei bisogni sociali dei cittadini.

Ultimo punto, ma non in ordine di importanza, è quello di mettere un freno alle licenze edilizie date a palazzinari e cementificatori, che hanno riempito la città di supermercati, parcheggi e case a prezzi elevatissimi, arricchendosi a scapito del benessere collettivo.

Ci tengo inoltre a precisare che queste non sono “promesse elettorali”, il nostro non è un programma che si realizza solo una volta eletti: in realtà è su questi temi che si sviluppa l’azione politica dei movimenti, e chiedo di votarmi per dar voce e strumenti utili a queste lotte.

Se dovessi sintetizzare in uno slogan la nostra azione politica direi “il potere alle città, la potenza cittadini”.

4) La tua attività militante si è attuata anche al centro sociale casertano "Laboratorio Sociale MillePiani": puoi indicare le più importanti attività politico-culturali che avete svolto e svolgete in questo spazio?

La prima importante attività svolta è stata quella di riprendersi uno spazio. In una città come Caserta, divorata dal cemento e con scarse opportunità lavorative per i giovani, avere un centro sociale è una cosa importante. Ti permette di reagire in forme collettive all’isolamento urbano in una città con alti tassi di disoccupazione. Per questo molti giovani si sono ritrovati a mettere in comune le proprie esperienze e a dar vita ad un progetto “altro” di città, un laboratorio che mette al centro i desideri collettivi, che riscopre il senso di appartenenza ad una collettività contro l’individualismo e la competizione dilagante.

Già questa la consideriamo una grande conquista. Investire energie per trasformare il posto in cui si vive e per dar voce ai senza voce, ai precari, agli studenti, è un passo in avanti importante per la conquista di nuovi diritti.

La nostra odissea è cominciata nell’ottobre 2003, quando abbiamo occupato l’ex farmacia dell’ospedale vecchio in p.zza S. Anna. Lì abbiamo fatto rivivere una piazza e un quartiere oltre a ristrutturare a spese nostre un luogo decrepito. Ricordo che spesso la domenica mattina organizzavamo dei giochi in piazza coi bambini e la sera si animava la strada con danze e musiche popolari.

Ma la miopia dei politici non ha limiti. La Regione Campania ha svenduto l’ex ospedale alla Guardia di Finanza per una cifra irrisoria, noi siamo stati sbattuti fuori e denunciati per occupazione abusiva. Questo perché abbiamo rivitalizzato un luogo abbandonato al degrado e lo abbiamo messo a disposizione di giovani e non, offrendo lo spazio per esibirsi in serate musicali a gruppi emergenti a livello locale, oltre ad offrire cineforum gratuiti e uno sportello di assistenza legale gratuita per il reddito di cittadinanza (la legge introdotta dalla Regione Campania).

Ora, dallo scorso 23 Aprile continuiamo le nostre attività sociali e culturali nell’ex Caserma Sacchi a Falciano, il posto che ci è stato assegnato con una delibera del Consiglio Comunale approvata all’unanimità e che l’ex sindaco Falco non voleva rispettare. Alla fine l’abbiamo spuntata noi dopo mesi di battaglie e oggi il Laboratorio Sociale Millepiani è una realtà di riferimento importante per i movimenti e le associazioni che lottano ogni giorno per un’altra città possibile

[Questo articolo è stato pubblicato sui giornali Deasport, Caserta24ore e Corriere di Aversa e Giugliano]



Antonella Ricciardi , 24 maggio 2006