Intervista a Dagoberto Bellucci

Dagoberto Bellucci in Libano

Dagoberto Bellucci, modenese di origine toscana, già militante in diversi movimenti d'ispirazione rivoluzionaria, ed adesso giornalista inviato speciale in Libano per il quotidiano Rinascita, esprime in questa intervista una analisi molto approfondita e ragionata sul mondo politico neofascista, cui non risparmia critiche. Bellucci, che è anche autore di volumi di dottrina islamica, politica internazionale e analisi storiche,
illustra inoltre le importante sfaccettature del vivissimo mondo politico libanese, le ragioni della propria adesione all'Islam sciita (sottolineando, tra l'altro, l'importanza dell'equilibrio tra le esigenze terrene e spirituali dell'uomo), il ruolo degli sciiti in Iraq, non certo tutti schiacciati sulle posizioni degli invasori statunitensi.

1) Tu, fin da giovanissimo impegnato nel mondo della destra radicale, hai aderito all'Islam sciita: puoi spiegare cosa ti abbia spinto a ciò, e che ruolo abbiano avuto in tale scelta i tuoi ideali politici?

La mia militanza nell'area della cosiddetta "destra radicale" risale alla metà degli anni ottanta. Ora iniziamo subito a dire che l'approdo all'Islam sciita è successivo e maturato a seguito di diverse riflessioni sia personali che politiche che sono la conseguenza, indiretta, proprio di questa militanza in quella che definirei tranquillamente come un autentico sanatorio per malati, alcuni piuttosto gravi a quanto mi risulta. Descrivere dieci anni di attività politica non è mai semplice nè tantomeno può essere esaustivo. Prima di tutto l'adesione all'Islam , alla sua "versione" sciita soprattutto, ha rappresentato per il sottoscritto l'approdo naturale ad una visione del mondo che avvertivo la sola che rappresentava realmente quella che, per dirla con Evola, era la mia "equazione personale" verso il sacro. O per esser piu' chiari era nell'Islam sciita che ravvisavo potessero esserci sia una dimensione trascendente corretta - che equilibrava cioè la sfera spirituale a quella materiale senza imporre alcunchè di straordinario - sia, per rimanere in ambito politico, la manifestazione di un radicalismo che rifiutava tanto il conformismo occidentale che l'american way of life. Era un mondo completamente diverso per il semplice fatto che si rapportava alla modernità stabilendo il proprio baricentro attorno ad altre "coordinate" ontologiche, ovvero privilegiando la dimensione spirituale dell'individuo, esaltandone i valori essenziali e dando risposte coerenti alla stragrande maggioranza dei problemi di cui soffre l'uomo moderno. L'Islam che viene propagandato sui mass media occidentali non avrebbe neanche diritto di cittadinanza nella mia visione del mondo: è un'aberrazione o per capirci una specie di parodistica rappresentazione del puro Islam mohammadiano. Per esser ancor più chiari, quest'Islam "fondamentalista" e "fanatico" che tutti conoscono sotto la sigla dell'organizzazione "Al Qaeda" (un data-base della Cia!) [il riferimento è a alle collusioni tra la politica di vari presidenti americani ed il gruppo di Bin Laden, un tempo sostenuto in funzione antisovietica, n.d.r] e che serve agli interessi dell'imperialismo e della superpotenza a stelle e strisce (ma che più vastamente risponde ai clichè che l'Occidente ha costruito attorno alla religione islamica) non è nient'altro che un mostro partorito sapientemente dal ventre sempre fecondo della Grande Meretrice Usa. Ora diciamo pure che se vogliamo parlare di Islam sarebbe più opportuno e anche corretto parlare dei vari Islam che esistono: un miliardo e trecento milioni di musulmani non rappresentano un corpo unico nè tantomeno sono quella minaccia all'Occidente della quale continuano a blaterare i mass media mondialisti. E per capire che l'Islam è eterogeneo possiamo semplicemente fare un esempio calzante: la Repubblica Islamica dell'Iran, che appunto è uno Stato Islamico, non ha niente da spartire con la laicissima e occidentale Turchia (islamica? io ne dubito), con le altrettanto laiche e anti-islamiche Tunisia e Algeria [l'accenno è ai governi di questi due Stati di religione musulmana, laici ed autoritari, anche se formalmente si dichiarano di credenza musulmana, n.d.r.] o con il Regno dell'Arabia Saudita retto da una monarchia (come la maggior parte dei paesi del Golfo) che fonda il suo "diritto islamico" sulla lettura eretica del wahabismo [una interpretazione ultrarigorista dell'Islam, propria del governo sunnita di questo Paese, n.d.r.]. Parlare di un Islam monolitico che dovrebbe rappresentare il nuovo "pericolo" per gli occidentali è falsare completamente la realtà di un mondo che ha troppe sfumature e divisioni interne (sia dottrinali che di altra natura) che costituiscono e hanno sempre rappresentato probabilmente i veri limiti dei musulmani. I musulmani sono sempre stati divisi e storicamente la minoranza sciita ha rappresentato una sorta di "eresia" maltollerata dalla maggioranza sunnita che ancora oggi non ne tollera passivamente la presenza e l'attività. L'Islam sciita rappresenta dunque per il sottoscritto un porto d'attracco sia spirituale che politico perchè è al suo interno che ho ritrovato quella carica rivoluzionaria che, un tempo, si pretendeva rappresentata dai movimenti neofascisti. L'Islam sciita autentico è l'Islam della rivolta permanente per la Verità. E' l'Islam di Asciurà e dell'Imam al Husayn (a.s.) [abbreviazione per “alei salam”, in arabo “La pace su di lui”, n.d.r.], il Signore dei Martiri che ha difeso a Karbala un'idea di giustizia e di libertà negate dalla tirannia. Karbala è un simbolo di rivolta contro qualsiasi potere dispotico e illegittimo; è il grido disperato dei diseredati del pianeta contro le ingiustizie, la tirannia, le dittature che si sono manifestate nel corso dei secoli. E' anche un esempio che ha contrassegnato l'evoluzione in senso rivoluzionario della recente storia iraniana portando nel febbraio del 1979 le forze islamiche alla conquista del potere. Ora il problema rappresentato dalla cosiddetta "estrema destra" italiota è che - ieri come oggi - si presumeva che i cosiddetti rivoluzionari neofascisti avessero realmente intenzione di abbattere il Sistema. Troppa rabbia uscirebbe fuori se dovessimo ripercorrere sessant'anni di parodia neofascista in Italia e nel resto d'Europa. Costoro, i dirigenti neofascisti o di quella che oggi è tornata a chiamarsi stupidamente "destra radicale" (cadendo nuovamente nell'anticomunismo senza il comunismo e finendo per fare da stampella alle politiche neoliberiste del centro-destra berlusconiano con il quale, non casualmente, son finiti per allearsi tutti i vari movimentini e partitini d'"area") , hanno utilizzato , mandandoli spesso incontro alla morte, i propri militanti per "opporsi al comunismo" ieri cosi' come sarebbero pronti a mandarli, domani, allo sbaraglio contro il nuovo "nemico" che hanno individuato nell'immigrazione specialmente in quella islamica. Ora, premesso che l'anticomunismo e il nazionalismo erano i soli veri valori che hanno contrassegnato sia la destra parlamentare che quella extraparlamentare durante gli anni caldi della strategia della tensione, dobbiamo esser chiari quando diciamo che costoro sono degli impostori che - sul piano fattuale - hanno nè piu' nè meno reso un intera area, teoricamente antagonista al liberalcapitalismo e al modello occidentale e che doveva essere la nemica mortale degli Stati Uniti, servilmente funzionale proprio alle strategie americane sul piano internazionale con l'opposizione all'Urss e al blocco delle democrazie orientali e sul piano interno finendo per avere rapporti poco chiari con l'eversione e le politiche di stabilizzazione democratica americanocentriche.
Tanto per esser ancor più chiari la storia del neofascismo dalla fine del conflitto ad oggi sarebbe tutta da riscrivere: avevano cominciato a farlo il soldato-politico Vincenzo Vinciguerra (che in tre suoi libri fondamentali - "Ergastolo per la libertà" , "La strategia del depistaggio" e "Camerati addio" - ha disintegrato la favola di un neofascismo "rivoluzionario" in conflitto contro il Sistema per descrivere invece un quadro a tinte fosche di puttaneggiamenti vari tra dirigenti e militanti neofascisti e servizi segreti, arma dei Carabinieri e polizia di Stato, ufficio affari riservati del Ministero degli Interni e strutture atlantico-sioniste quali la rete paramilitare di Stay Behind alias l'italica Gladio) e il Grande Guascone di Popoli alias Maurizio Lattanzio al quale vanno invero immodificate tutta la nostra stima e solidarieta' anche a distanza di anni. Giusto per dare un'equazione "matematica" possiamo dire che la Repubblica Islamica dell'Iran sta all'Arabia Saudita come la nostra idea del mondo sta al Neofascismo, ovvero l'uomo e la scimmia. Niente di più e niente di meno. Una autentica parodia quella neofascista allo stesso modo in cui l'Islam saudita rappresenta una oscena parodia in seno al mondo musulmano. In che modo dunque gli ideali "appresi" durante la mia esperienza abbiano influito sulla decisione di aderire alla Shi'a duodecimana e seguire la "linea" dell'Imam Khomeini è presto detto: vedete, se fossi nato qualche anno prima probabilmente avrei finito con lo scontrarmi con i "rossi" che rappresentavano il nemico "visibile" e anche "preponderante" che si opponeva ai giovani neofascisti. A parte qualche sano scontro boxistico in terra d'Emilia proprio a metà anni ottanta direi che abbiamo evitato questo logica di contrapposizione degli opposti estremismi perchè funzionale esclusivamente al potere ieri democristiano oggi più vastamente neoliberista. Ed e' stato un bene aver compreso in tempo questa menzogna. Troppi morti causati dalla stupidità destro-radicale e dall'altrettanto stupidità dell'antifascismo militante di certe frange dell'ultra-sinistra. Purtroppo vedo che la storia non ha insegnato proprio granchè se , in una società svuotata di ideali e valori, i pochi che si occupano di politica continuino a perseguire le medesime logiche "fratricide". I neofascisti, che oggi hanno scoperto di chiamarsi "destra radicale" perche' evidentemente c'è qualcuno al quale interessava che un'intera area ritornasse a parole d'ordine che con il Fascismo Rivoluzionario e le Rivoluzioni Nazionali europee poco hanno a che vedere, identificano nell'immigrazione un pericolo per quella che chiamano civiltà occidentale! Complimenti: tanto valeva che costoro aderissero alla Lega Nord o a qualcun'altro dei partiti della media-piccola borghesia bottegaia pullulanti nel perimetro coloniale italiota. E l'estrema sinistra , con la sua retorica pacifinta, terzomondista e internazionalista, non si schioda dalle sue posizioni d'antifascismo militante e di difesa della "democrazia". Ora se consideriamo che in Italia c'è assai poco da salvare vista la deriva inquietante che ha assunto la politica e che, in fondo rispecchia perfettamente il sovvertimento di tutti i valori intervenuto nella società italiana, possiamo anche comprendere che questi ambienti siano estremamente funzionali alle logiche del divide et impera atlantico-sioniste e pronte a dar vita a una nuova stagione di violenza. Mi domando: in nome di chi e che cosa questi signori - dirigenti dell'una e dell'altra fazione - stanno giocando sulla pelle di ragazzini che poco e mal conoscono della recente storia italiana? Al di là della nostra adesione spirituale e politica all'Islam rimaniamo italiani affatto fieri di esserlo: l'Italia è un paese strano che per decenni e' stato utilizzato quale laboratorio politico per tutti i tentativi di destabilizzazione attuati dal potere democristiano che nient'altro era che l'espressione provinciale del potere imperialista statunitense. Crollato l'impero del male del socialismo reale (di cui parlavano i centri studi neoconservatori e l'amministrazione Reagan ...si badi bene) e frantumatosi il blocco dell'Europa Orientale la contrapposizione si e' spostata lungo il limes mediterraneo tra Occidente e mondo arabo-musulmano. Chi riconosce che i nemici mortali del Fascismo e del Nazionalsocialismo europei sono stati le demoplutocrazie occidentali, l'America e la Gran Bretagna giudaizzate e sotto controllo sionista, beh non potra' che schierarsi con l'Islam tradizionale e rivoluzionario esemplarmente incarnato dalla Repubblica Islamica dell'Iran di Mahmood Ahmadinejad e con il movimento Hizb'Allah di Sayeed Hassan Nasrallah. Pensate che questa sia un'altra storia? Che non abbia niente a che vedere con i fatti della politica italiana? Che sia necessario prima affrontare i problemi di casa nostra? Mah...che volete che vi risponda: "uomini siate e non pecore matte, si che di voi, tra voi lgiudeo non rida" scrisse il Grande Dante Alighieri. Parola profetiche vista la kippizzazione della politica italiana.... Credete casuale che preferisca vivere a Beirut rispetto ad una delle tante "sionne" [ neologismo che sta per "luoghi egemonizzati dal sionismo", n.d.r.] sparpagliate per la penisola italiota? Mah... vedete voi. Almeno qua si combatte, sul serio. A leggere la politica italiana da questa parte del mondo, al di qua del Mediterraneo, pare proprio un autentico teatrino dell'assurdo dove ognuno - anche l'estremismo radical-chic della Destra Radicale e della Sinistra piu' o meno No Global - sono mere bazzecole....Siamo seri per favore: stiamo parlando di cadaveri politicamente ibernati che son stati scongelati in funzione di logiche atlantico-sioniste facilmente individuabili. Domani quando servirà la mano d'opera dell'anti-islamismo militante ci sara' sempre qualcuno disponibile alla caccia al musulmano e ad incendiare una moschea. Ciechi e stronzi. Mi si permetta l'espressione: non si accorgono che il nemico principale, il nemico mortale dell'Europa, dopo aver sodomizzato una classe politica priva di alcuna dignità, sfrutterà questa xenofobia e quest'odio nazionalista per contrapporli ai loro alleati naturali. L'aveva capito Adolf Hitler che il mondo islamico era l'alleato naturale dell'Europa dell'Ordine Nuovo nazionalsocialista. Evidentemente c'è qualcuno interessato a imbrogliare le nuove generazioni che, praticamente a digiuno di informazioni, cadranno ancora nella ragnatela di questi manipolatori di verità. E se il neofascismo è allo sbando si chiedano lorsignori a chi ascriverne le responsabilità politiche dopo decenni di abboccamenti con ambienti sbirreschi: la sola verità è che questi se potessero entrerebbero mani e piedi nel palazzo a far da comparse nel circo mediatico del parlamentarismo da salotto di Vespa; al fianco dei vari Berlusconi, Prodi, D'Alema e Fini. Non mi sembra proprio che ci siano altre parole da aggiungere su un'area in decomposizione permanente che ha perduto la propria bussola e si ritrova prigioniera di stereotipi e parole d'ordine vecchie di venticinque o trent'anni. E pensare che "La disintegrazione del Sistema", volume di Franco Freda, rappresenterebbe ancora una possibilità' che - unitamente a "Stato e Sistema" di Maurizio Lattanzio - non ha mai trovato recettibilità ne' trovato alcuno spazio d'attuazione proprio per l'assoluta indisponibilità dimostrata da quest'ambiente di contrapporsi al sistema dominante. Li capiamo, tutto sommato son pur sempre italiani.

2) Quali sono stati i gruppi politici in cui hai militato, e per cosa pensi si siano contraddistinti?

La storia personale di un militante non è mai interessante se non accompagnata da un'analisi politica relativa all'area neofascista. E' per questo che non credo importante sottolineare il mio percorso, che è umano e politico, attraverso le varie sigle del neofascismo italiano nel decennio a cavallo tra gli anni ottanta e novanta: dal Msi alla Comunità' Politica di "Avanguardia" passando per alcune frequentazioni personali ovvero senza alcuna adesione ideologica con l'area della Base Autonoma e il Fronte Nazionale di Freda. Niente di più ma niente di meno. Abbiamo "avvicinato" chi c'era e "frequentato" chi dovevamo anche per "capire" essenzialmente verso quale deriva stava andando un intero ambiente. Ed abbiamo fatto la nostra scelta. "Avanguardia" , almeno nel periodo compreso tra l'estate 1991 e la primavera 1997, ha cercato di rappresentare l'autentica anima del Fascismo Rivoluzionario anti-capitalista, anti-marxista, anti-sionista, socialista e nazionalista.

La geometrica strategia anti-sistemica elaborata dal camerata Maurizio Lattanzio e inquadrata nella forma di progetto politico rivoluzionario denominato "Eurasia-Islam" ha comportato una frattura in seno alle diverse anime del neofascismo italiano e obbligato i "camerati" dell'area a schierarsi con o contro l'Islam rivoluzionario e tradizionalista, pro o contro le strategie del Nuovo Ordine Mondiale. La nostra militanza nelle file della Comunità Politica di "Avanguardia" penso si caratterizzasse essenzialmente perche' quel mensile aveva posto al centro delle proprie analisi e strategie l'affrontamento della questione ebraica in tutti i suoi aspetti e forme nel solco dell'Anti-Giudaismo tradizionale cattolico, di quello anti-sionista islamico e dell'efficace attività di contro-informazione che per un trentennio venne portata avanti, pressochè in solitudine, da Giovanni Preziosi dalle pagine del suo mensile "La Vita Italiana"..

In sintesi difesa dell'esperienza politica del Fascismo italiano e del Nazionalsocialismo tedesco da qualsiasi tentativo di de-ideologizzazione o storicizzazione; questione ebraica, solidarietà e fratellanza d'armi con l'Islam rivoluzionario erano i cardini del progetto elaborato da Lattanzio unitamente a quell'opera di revisione critica dell'esperienza neofascista intervenuta a partire dal 1993 attraverso la collaborazione offerta al mensile dal soldato-politico Vincenzo Vinciguerra, probabilmente il solo fascista che abbia attaccato frontalmente manu militari lo Stato e le sue strutture.

Abbiamo avuto i nostri sani scazzi con un po' tutti e probabilmente sono in tanti che non hanno dimenticato. E' una pagina che appartiene ovviamente al nostro passato ma che ha rappresentato insieme un esperienza politica e ideologica formativa e interessante fino ad un determinato periodo: non rinnego niente del passato, non una riga non un'azione. Anche "Avanguardia" ha svolto il suo ruolo ed è stata, personalmente parlando, funzionale all' avvicinamento verso gli ambienti islamici sciiti italiani e in prospettiva internazionale.

3) Attualmente sei il corrispondente dal Libano per il quotidiano Rinascita, e con una serie di servizi speciali stai illustrando la situazione nel Paese dei Cedri, conoscendo bene in particolare il movimento sciita degli Hezbollah, ad un tempo milizia e partito accreditato in Parlamento. In estrema sintesi, puoi dare un quadro della situazione attuale?

La situazione libanese è in continua quotidiana evoluzione. Inutile nascondercelo: quaggiù potrebbe realmente scoppiare, in qualsiasi momento, una nuova guerra civile. Abbiamo una situazione estremamente difficile da rappresentare per chi non segue l'evoluzione della politica regionale del Vicino Oriente e quella locale libanese. L'aggressione sionista dello scorso luglio ha rimesso infatti in discussione i rapporti di forza interni tra le forze politiche libanesi. Hizb'Allah e la Resistenza Nazionale hanno opposto uno scudo di fuoco alle quotidiane incursioni terroristiche dell'aviazione israeliana contro le banlieus meridionali della capitale, la Beka'a orientale e il sud a maggioranza sciiti. Nel corso del conflitto scatenato dall'entità criminale sionista contro il Libano sembrava che finalmente i libanesi avessero raggiunto un'unità ed una solidarietà nazionale. Questa prospettiva si è dimostrata fragilissima: un miraggio se consideriamo le polemiche scoppiate immediatamente dopo il cessate il fuoco concordato e difficilmente imposto dalle Nazioni Unite agli israeliani e all'esecutivo libanese.

Purtroppo il dopoguerra ha modificato totalmente i rapporti tra le diverse fazioni politiche libanesi. Il governo Siniora ha mostrato palesemente di aderire alle strategie americane e sioniste e sostenere i diktat della comunità internazionale per disarmare la Resistenza Nazionale. Hizb'Allah , fino a novembre scorso parte integrante dell'esecutivo, ha scelto di abbandonare la maggioranza perchè questo governo stava difendendo interessi stranieri e non ha praticamente mai avviato alcun programma per la ricostruzione..

Per capirci l'occasionale unità d'intenti tra maggioranza e opposizione è stata mandata in fumo dall'adesione pressoché corale delle forze del cosiddetto fronte del 14 Marzo alle strategie atlantico-sioniste: i vari Walid Jumblatt, Samir Geagea, Saad Hariri e l'intero esecutivo Siniora si sono rivelati quinte colonne americane nel Paese dei cedri [si tratta, rispettivamente, del leader libanese druso del partito socialista progressista, di un esponente falangista cristiano-maronita, del figlio dell’ex premier libanese sunnita Rafik, assassinato nel 2005 e del governo del'attuale premier sunnita libanese, n.d.r.]. Ora contro una simile svendita della dignità nazionale libanese e contro i tentativi di disarmo della Resistenza - che in ultima analisi rappresenta il principale problema per i potentati sionisti e per l'America - si è andata costituendo un'Opposizione Nazionalista formata da diversi partiti e movimenti politici che ha deciso, su indicazione del segretario generale di Hizb'Allah , Sayeed Hassan Nasrallah, di scendere in piazza e mobilitarsi per far cadere quest'esecutivo anti-nazionale che ha mostrato tutti i suoi limiti e le sue responsabilità prima, durante e dopo l'aggressione..

L'Opposizione Nazionale Libanese raggruppa i partiti sciiti di Hizb'Allah e Haraqat 'Amal, i due principali partiti alleati della comunità' maronita (Tayyar o Corrente Patriottica Libera del Generale Michel Aoun e Haraqat Marada di Souleiman Franje), i nazionalsociali siriani [si tratta di libanesi a tutti gli effetti, ma sono chiamati "nazionalsociali siriani" in quanto, all'epoca della formazione del partito, Libano e Siria costituivano ancora corpo unico, sotto la Francia coloniale, n.d.r.], i due partiti comunisti libanesi, Haraqat Shaab (Movimento del Popolo) laico e panarabista, i nasseriani, i drusi del Partito Nazionale Democratico di Talal Arslan e quelli della Corrente per l'Unificazione Nazionale di Wiam Wahab, i panarabisti, il Baath libanese, il Partito del Dialogo Nazionale laico diretto dal sunnita Fouad Makhzoumi e altri movimenti minori del panorama politico libanese. Un magma eterogeneo di sigle e volti che hanno dato vita ai sit-in di piazza e alle imponenti manifestazioni del dicembre scorso quando almeno due milioni di libanesi, forse due milioni e mezzo su una popolazione che a malapena arriva a quattro milioni, hanno preso festosamente d'assalto le piazze Riyad el Sohl e quella dei Martiri per chiedere tra canti patriottici e slogan, balli e bandiere al vento, le dimissioni di un Governo che non ha saputo far niente di meglio che trincerarsi dietro le sue posizioni filo-americane..

Abbiamo partecipato per tre settimane a tutte le manifestazioni della piazza, scambiato impressioni con i militanti della tendopoli che si è venuta a formare giorno dopo giorno tutt'attorno alle colline del Serail dove ha sede il palazzo del Governo e ottenuto numerose interviste dai principali dirigenti politici dei diversi partiti. Abbiamo vissuto quest'atmosfera festosa e sperato che Siniora mollasse quanto prima la presa e cedesse alle richieste invero modeste della piazza: un governo di unità nazionale, una nuova legge elettorale e nuove elezioni. Ma a quanto pare quest'esecutivo, pur se ridotto al minimo, non intende proprio dimettersi. E' incostituzionale e illegittimo ma in Occidente arriva quasi esclusivamente la propaganda pro-governativa. Devo ringraziare dunque la redazione di "Rinascita" per avermi dato la possibilità di spiegare giorno dopo giorno quanto stava succedendo in Libano e il Coordinamento Progetto Eurasia che ha accolto alcune interviste ad autorevoli esponenti di Hizb'Allah e dell'Opposizione Nazionale sulle pagine del suo trimestrale di geopolitica. Il lavoro da corrispondente, durante e dopo l'aggressione, non è altro che la prosecuzione di una militanza politica di vecchia data. Non è cambiato niente per il sottoscritto: in piazza; ieri come oggi. Con una sola differenza: qui si fa realmente sul serio ed i rischi che la polveriera libanese sia pronta a saltare per aria sono altissimi viste le continue provocazioni del fronte atlantico. Vedete al nostro rientro a Beirut , ventiquattr'ore prima degli incidenti scoppiati il 25 gennaio scorso all'Università Araba, abbiamo trovato tutt'altro clima rispetto a quello festoso lasciato a dicembre: ovunque c'è tensione, i libanesi si guardano sospettosi l'un l'altro. Qualcuno vorrebbe continuare a seminare discordia e sedizione in seno alla societa' libanese: ci sono quasi riusciti. Ma Hizb'Allah e l'Opposizione hanno dichiarato risolutamente che non intendono cadere in questo clima d'odio e di violenza; che non risponderanno alle violenze con altre violenze e che i loro obiettivi sono politici e non hanno assolutamente intenzione di fomentare un conflitto confessionale che vedrebbe il Libano precipitare in una nuova generalizzata guerra di tutti contro tutti. Non è un conflitto religioso nè etnico quello che oppone la maggioranza di governo ai partiti dell'opposizione: è un conflitto politico esclusivamente politico. Le forze della destabilizzazione atlantico-sionista stanno lavorando per favorire certi progetti americani. L'opposizione ha chiaramente denunciato questi complotti a cui non sono certo estranei alcuni protagonisti della scena politica locale: i Geagea e i Jumblatt sono "carte conosciute". Nessuna novità dunque trovarli al lato dell'America. L'opposizione chiede una riforma in senso laico dello Stato e delle sue Istituzioni, una quota di partecipazione maggiore ad un esecutivo allargato ai partiti che, come Tayyar, vantano rappresentanze parlamentari importanti ma non hanno voce in capitolo per decidere. Nessuno vuole lo scontro confessionale tra sunniti e sciiti anche se c'è chi sta soffiando sul fuoco di antiche rivalità e tensioni. In realtà quello che si sta cercando di esportare in Libano è il modello "iracheno" cioe' la strategia americana di seminare odio e discordia tra i musulmani. Hariri e la sua Corrente Futura finora non hanno capito che stanno facendo il gioco sporco di quelle forze che, come il Partito Socialprogressista di Jumblatt e le Forze Libanesi di Geagea, in caso di accordo con l'opposizione perderebbero tutta la loro influenza. Sono forze minoritarie ed estremiste ma al momento dirigono la politica del fronte del 14 Marzo. Tutti si aspettano delle novità entro la fine dell'inverno o all'inizio di aprile dopo il vertice della Lega Araba di Riyad: non credo si riuscirà a mutare però una situazione che rimane di assoluto gelo tra le due fazioni politiche libanese. L'America non lo permetterà e, se potrà, cercherà di fomentare ancora disordini e nuove divisioni. E nessuno si dimentica che a sud, al di là della frontiera meridionale, l'entità' criminale sionista è probabilmente pronta a quel "secondo round" che minaccia praticamente dall'estate scorsa.... "Israele" ha subito una sconfitta strategica, militare, diplomatica e politica umiliante. I sionisti non dimenticano niente: ecco perchè è quasi certo che primo o poi colpiranno nuovamente. I libanesi lo sanno e sono pronti. Tutto qui. Come vedete non c'è proprio un bel niente da stare allegri ma che volete farci ognuno è fatto a modo suo e personalmente noi al rischio cominciamo ad essere abituati.

4) I musulmani sciiti negli anni addietro sono stati spesso considerati all'avanguardia delle correnti antiimperialiste in politica estera: basti pensare ai pasdaran della rivoluzione khomeinista, agli stessi Hezbollah libanesi, ecc... Oggi però alcuni gruppi sciiti, in Iraq, sono stati usati dagli occupanti americani, sfruttando annose divisioni coi sunniti, per rendere meno difficile la loro presenza in terra mesopotamica. Quanto realmente è forte anche tra gli irakeni sciiti l'opposizione alla presenza militare U.S.A., a tuo avviso? La Resistenza irakena, che ha uno dei suo bastioni fondamentali tra i militanti del partito Ba'ath, soprattutto sunniti, è stata sostenuta anche dagli sciiti libanesi di Hezbollah, tra l'altro: puoi indicare quanto conti ciò tra gli sciiti locali?

La questione relativa al ruolo degli sciiti iracheni nell'attuale situazione irachena e' molto piu' complessa di quanto non si pensi. Se difatti è vero che esiste un esecutivo a Baghdad composto da elementi scelti dall'amministrazione occupante americana tra la comunità sciita è altrettanto vero che cooperanti sono molti rappresentanti della borghesia sunnita e curda. La situazione geopolitica, strategica e militare dell'Iraq è da quasi quattro anni quella di un enorme pantano nel quale son finiti in primis gli americani. E caotica è pure la definizione di "Resistenza" visto che contro le truppe mercenarie del Mondialismo a stelle e strisce - ovvero la visione bellicistica dei circoli neocons che stanno al di sopra e a lato dell'Amministrazione Bush e perseguono la loro strategia di "clash of civilization" in tutto il Vicino Oriente - si sono schierati partiti, movimenti ed organizzazioni eterogenee che vanno da ex appartenenti al passato regime baathista ai nazionalisti passando per sinistra più o meno comunista, sunniti, jihaidisti stile "Al Qaeda", per intenderci, e sciiti. Che poi la Repubblica Islamica dell'Iran in Iraq stia perseguendo i propri obiettivi di politica estera è tutt'altra questione rispetto alla solidarietà alla Resistenza. Vedete esiste un "fronte" abbastanza vasto anche in Europa che crede che Iran e Stati Uniti si stiano "spartendo" i dividendi dell'Iraq post-Saddam. Premesso che la Repubblica Islamica dell'Iran è uno Stato sovrano e, come tale, muove le proprie pedine sullo scacchiere geopolitico vicinorientale come meglio crede noi affermiamo che la pretesa cooperazione irano-statunitense è una menzogna che viene deliberatamente proposta da un determinato ambiente - d'estrema destra come d'estrema sinistra - per evitare "pericolose" "derive" filo-iraniane... Visto che a qualsiasi idiozia sembra essere affezionata quest'area è un bene che non si occupino dell'Iran perchè, volgarmente parlando,non sono cazzi loro. L'Iran è da quasi trent'anni un baluardo del fronte anti-mondialista internazionale o, per esser piu' chiari, l'unico Stato sovrano che può permettersi di organizzare una conferenza storica sul Revisionismo. E persegue legittimamente i suoi programmi di ricerca nucleare e arricchimento dell'uranio a scopi di sviluppo energetico. Ora a "lorsignori" del "dubbio" e delle battaglie anti-immigratorie noi diciamo che anche qualora Teheran aspirasse a dotarsi di armi nucleari questi sarebbero sempre affari che loro riguarderebbero ben poco così come sarebbe una legittima aspirazione considerando che, nel Vicino Oriente, c'è uno stato-pirata, cioè l'entità' criminale sionista, che ha un intero arsenale nucleare da decenni puntato contro le principali capitali dell'Europa e del mondo arabo-islamico.

Hizb'Allah è da venticinque anni che rappresenta un movimento rivoluzionario anti-sionista puntato come una freccia al cuore del Sionismo e dell'Imperialismo internazionali: non ha certo bisogno di dimostrare niente a chicchessia. E l'Iran, se permettete, non deve certo misurarsi con le demenziali e astruse "teorie" che qualche rappresentante nostrano della cosiddetta Destra Radicale vorrebbe pure "discutere". Non c'è assolutamente niente da discutere: la strategia dell'America è assolutamente chiara, è il classico "divide et impera" imperialista che determina conflitti e scontri civili, divisioni etniche e faziosismi confessionali. In Iraq come in Palestina, Libano e Siria. E così gli sciiti cooperano con l'America in Iraq contro i sunniti così come la stessa strategia vorrebbe che i sunniti pro-americani libanesi legati ad Hariri e alla Corrente Futura, sostenuti da drusi di Jumblatt e maroniti di Geagea, scatenassero un conflitto civile contro gli sciiti in particolare Hizb'Allah e 'Amal. Niente di nuovo dunque nella strategia Usa: chi coopera con il Grande Satana è un sodale del Nuovo Ordine Mondiale. E voi pensate davvero che l'Iran - primo obiettivo delle mire egemoniche americane nella regione - non sia pronto a controbattere ad ogni iniziativa "yankee"? Chi continua a raccontarvi la favola della cooperazione irano-americana evidentemente o non capisce l'abc della politica internazionale o più probabilmente è solo in malafede. Noi, chissà' perchè, propendiamo per la seconda ipotesi. In ultima analisi i movimenti islamici sono il vero obiettivo delle strategie mondialiste di asservire l'umanità e creare l'One World, il mondo unipolare e unidimensionale, sotto la spada di Damocle giudaica della Finanza mondiale: da Hamas alla Jihad palestinesi a Hizb'Allah e al fronte nazionalpatriottico libanesi passando per la Resistenza irachena e le nazioni sovrane d'Iran e Siria. Il resto sono solo "chiacchiere" da serva. Appunto da "serva" del Mondialismo qual è' la cosiddetta Destra Radicale italiana. E' quasi incomprensibile come che quest'ambiente abbia partorito così tanta ignoranza politica se non alla luce delle analisi storico-politiche e ideologiche sviluppate da Vinciguerra e Lattanzio nel decennio scorso. L'Iran? Hizb'Allah? la Resistenza in Iraq e Palestina? Mah...che volete che vi diciamo: non c'entrano con quest'ambiente... per loro fortuna.

[Questo articolo è stato pubblicato sui giornali Caserta24ore, Corriere di Aversa e Giugliano, Dea Notizie]



Antonella Ricciardi , 24 febbraio 2007