Intervista a Sergio Simpatico

Sergio Simpatico

Nella testimonianza che segue, l'avvocato Sergio Simpatico, napoletano del Vomero, con Studio nella provincia di Napoli, spiega gli aspetti controversi dell'applicazione dell'articolo 41 bis, del quale ritiene non siano del tutto equi principi ispiratori ed, a volte, la stessa applicazione pratica. Penalista noto, esperto anche in diritto amministrativo, Sergio Simpatico documenta diverse sue iniziative passate e presenti su questo articolo di legge che, nato per tamponare gravi situazioni di emergenza dovute ad eventi di mafia, camorra e terrorismo, è stato recentemente attenuato nei suoi aspetti più aspri, proprio per renderlo meno lontano dai moderni modelli giuridici delle democrazie occidentali, il che è, in qualche modo, una conseguenza proprio del movimento di opinione nato con le iniziative dell'avv. Simpatico.

1) Avvocato, lei è stato tra i promotori di diversi referendum abrogativi rispetto ad alcuni aspetti dell'articolo 41 bis. Già nel 2000, infatti, lei fu tra coloro i quali presentarono in Cassazione la richiesta di referendum a proposito della parte dell'articolo che prevedeva la possibilità di applicazione di questo trattamento da parte del Ministero di Grazia e Giustizia, anche su richiesta del Ministero dell'Interno, nei confronti di persone a volte solo semplicemente indagate. Può spiegare più in dettaglio cosa comportasse la circostanza che si potesse applicare il 41 bis per decisione pure non di un magistrato?

Il problema è questo: fu una grossa provocazione, per un semplice motivo: perchè all'epoca, quando prendemmo l’iniziativa di promuovere il referendum abrogativo dell’articolo 41 bis-ordinamento penitenziario, cercavamo in tutti i modi di eliminare dal nostro ordinamento di moderna democrazia occidentale quella che potremmo definire una vera e propria tortura legalizzata, per il semplice motivo che in altre nazioni, in Europa, non esiste il 41 bis…non è mai esistito. Ed era una provocazione proprio perché ci parve addirittura assurdo che questo trattamento venisse esteso anche a coloro che erano soltanto indagati, quindi non erano da considerare associati e camorristi, mafiosi conclamati tali da sentenza passata in giudicato

2) Quindi poteva essere un modo per fare pressioni su di loro?

Certo, tanto è vero che poi siamo anche riusciti ad ottenere dei cambiamenti, perchè il Ministero, successivamente queste iniziative referendarie, ha ammesso delle attenuazioni di questo regime. Ciò dopo anche una serie di pubblicazioni che ci sono state, attraverso canali autorizzati e non, dopo che si è creato un vero e proprio movimento di pensiero in tal senso, che appunto negli anni hanno limitato tantissimo la incidenza, almeno originaria, del 41 bis. Questo perchè un tempo si poteva avere un pacco fino a cinque kili una volta al mese, non si potevano vedere i parenti se non in una sola occasione e per un'ora al mese, e dietro un vetro spesso... Ora, ad esempio, io ho degli assistiti al 41 bis che hanno ottenuto la possibilità di vedere i loro parenti anche due volte al mese, il pacco è aumentato a venti kili: ci troviamo quindi di fronte a un trattamento più umano...cioè quello che noi volevamo combattere era il trattamento disumano e degradante che questa norma comportava. Le finalità di tale norma le sappiamo: quelle di interrompere, di ridurre ovviamente qualsivoglia contatto con l'esterno da parte di presunti boss, che possano conchiudere, tagliare un certo cordone ombelicale, in modo che costoro non potessero dal carcere dirigere l'organizzazione, il sodalizio criminale.

3) Volevo chiederle una cosa che si ricollega in parte a quanto mi ha detto prima: questo articolo di legge, secondo lei, è del tutto o in parte, incostituzionale?

Dunque, diciamo che ci sono state moltissime dispute al riguardo... Lasciando da un campo ogni inclinazione alla scepsi su un tema che potrebbe essere oggetto di lunghissime dispute, penso sia giovevole sottolineare un passaggio fondamentale: la Corte Costituzionale, dato che è stata più volte sollevata la questione davanti alla Consulta, si è dovuta esprimere in maniera criteriata sull'ammissibilità di un trattamento del genere. Alla fine ha affermato che, anche se c'è l'articolo 3 della Costituzione che prevede che i cittadini siano considerati eguali davanti alla legge, si devono fare dei distinguo per determinate situazioni, pure geografiche, che in buona sostanza possono legittimare dei trattamenti per evitare che poi determinate situazioni vadano a detrimento della collettività... Cioè, in altre parole, la Consulta ha dovuto alla fine dire: sì, si può fare un fatto del genere, perchè in questo modo si salvaguarda l'incolumità pubblica dal pericolo più importante, più grosso, che è quello dei sodalizi criminali: delle mafie, in buona sostanza. Quindi, questo ha fatto sì che effettivamente ciò che doveva essere considerato effettivamente illegittimo dal punto di vista costituzionale è invece passato, con questo tipo di interpretazione.

4) Interpretazione che da lei forse non è del tutto condivisa, se si può dire... O ritiene che il 41bis sia incostituzionale in parte?

Io lo considero, e continuerò sempre a considerarlo, dal mio punto di vista di giurista purista del diritto, come un qualcosa di incostituzionale, perchè un trattamento del genere non può essere ammesso, ammenochè non ritorniamo indietro di oltre cento anni e ammettiamo pure «Le mie prigioni» di Silvio Pellico, ecc., ecc...

5) E allora pure quello era legale, però poi il diritto si è evoluto...

Il discorso è questo: noi ci consideriamo una moderna nazione occidentale... certamente anche in America ci sono i Guantànamo della situazione, però indubbiamente sono anche lì cose che cozzano contro i dettami della Costituzione.

6) Certo, in effetti sono fatti gravissimi...

Tornando al discorso del 41 bis, quindi, le interpretazioni ci sono state, per cui alla fine è stato considerato che, sebbene il 41 bis non rientri del tutto nelle maglie della nostra Costituzione, sia costituzionale. Per cui, poiché noi siamo uomini di legge, operatori di diritto, non possiamo fare altro che rimetterci, per ora, alle interpretazioni che sono state date dagli organi preposti, in questo caso dalla Corte Costituzionale. Allora dobbiamo almeno ribadire che alla fine la nostra battaglia, che poi è stata appunto una grossa provocazione, ha sortito questi parziali benefici... Però io voglio darle un input di quelli che poi le possono solleticare il lato immaginifico: stamattina io sono andato a discutere, in quel di Ascoli Piceno, un reclamo avverso al 41 bis, contro la reiterazione del carcere duro nei confronti di un mio assistito...

7) Sapevo che lo potessero reiterare, eventualmente, anno per anno...

E si diceva, nel provvedimento ministeriale (perchè poi noi ci opponiamo a un provvedimento ministeriale e poi è la magistratura, in questo caso il Tribunale di Sorveglianza, che deve esprimersi sul nostro reclamo) che il mio assistito indubbiamente non era incorso in nessun tipo di collegamento, in tutti questi anni, con i sodalizi criminali; i suoi parenti non gli avevano portato le cosiddette "imbasciate" [ambasciate, n.d. R.], nè lui si era fatto latore delle stesse. Per cui, loro dicevano, si deve reiterare il regime del carcere duro perchè, proprio poichè è sottoposto al regime del carcere duro, lui praticamente non può avere collegamenti per tale causa. Allora io dico: se ragioniamo in questi termini, noi dovremmo evitare qualsivoglia forma di opposizione... Dovremmo accettare, vita natural durante, per uno che ha avuto una condanna per associazione per delinquere di stampa mafioso, questo tipo di impostazione?

8) In effetti sarebbe discutibile...

Allora questo è l'assurdo che ancora si manifesta tutt'oggi, che noi operatori di diritto, in questo caso difensori, cerchiamo in tutti i modi di osteggiare: tanto è vero che anche il Tribunale, in questo caso quello di sorveglianza di Ancona, ha dovuto darmi ragione su un punto, dicendo: «Beh, è un po' paradossale, quasi un sillogismo assurdo, quello che viene portato avanti dal Ministero»...però indubbiamente, in molti casi, ancora si mantiene questa mentalità rigida, perchè poi, in effetti, non è che c'è un criterio: è tutto discrezionale.

9) Questo forse è quello che più può offendere la sensibilità: le pare?

Però non dimentichiamo che in ogni ambito del diritto si salvaguarda la discrezionalità del magistrato.

10) Sì, intendevo nel senso che tale discrezionalità non venisse applicata con equilibrio...

Indubbiamente non è questione solo di sensibilità, ma è questione anche di logica: perchè quando la soggettività cozza con la logica, a quel punto io ritengo che in un modo o nell'altro si debba tamponare un qualcosa che viene ritenuto o paradossale o illogico. Diciamo che forse i miglioramenti nel campo del diritto si sono avuti proprio su queste basi: là dove abbiamo visto che alla fine deve prevalere un certo minimo di logica.

11) Quindi diciamo che la discrezionalità deve essere conciliata col buon senso, con la logica, mentre qui è stato come un gatto che si mordeva la coda...

Nel caso di specie, quando io vedo per iscritto una motivazione del genere, cioè che per mantenere il regime del 41 bis, per chi lo subisce, è essenziale il fatto che lui debba essere considerato ancora in collegamento con il sodalizio criminale e che per tagliare questo cordone ombelicale,si faccia poi quell'altro tipo di passaggio, trovo un'incongruenza. Infatti, se poi alla fine mi si viene a dire proprio che perchè c'è il 41 bis allora si è interrotto il cordone ombelicale, ma lo si vuole rinnovare lo stesso, mi chiedo: se uno è stato condannato dieci anni fa, mettiamo caso, per associazione per delinquere, lo deve tenere per tutta la vita il 41 bis? Cioè questi sono quei paradossi, quegli abusi, che non sono ammessi, per cui noi li dobbiamo con i reclami rintuzzare, intensamente e continuativamente. Io ritengo che oltre i tre-quattro anni di applicazione non si debba mai andare con il 41 bis, perchè se no poi, altrimenti, veramente non si è più in uno stato di diritto, ma uno stato di polizia: insomma, questo è il concetto.

12) Tornando al discorso del referendum, lei ed il collega Vittorio Trupiano eravate riusciti a raccogliere moltissime firme per queste iniziative: può illustrare maggiormente nei particolari in che modo andarono le cose? Ultimamente, inoltre, il 41 bis è stato esteso anche a diversi detenuti per motivi politici: ad esempio ad alcuni esponenti delle Brigate Rosse...

Con mezzi poverissimi, senza l'appoggio di alcuna organizzazione politica, ci siamo organizzati, perchè io sono anche un esperto in diritto amministrativo: oltre ad essere penalista, infatti, nel passato ho avuto questa specializzazione: per cui mi sono un poco dato da fare per capire quale era il criterio di organizzazione sui referendum. Abbiamo seguito la norma di riferimento, e in maniera, potremmo dire, quasi garibaldina (personalmente con un impegno massacrante), siamo stati capaci, ad esempio, di fare una tornata referendaria attraverso la diffusione dei modelli in sede comunale: cioè siamo andati presso i comuni e abbiamo depositato la proposta con i moduli che dovevano essere firmati dai cittadini, e quindi la pubblicazione in bacheca, presso i comuni, di questa proposta referendaria. Così chi aveva interesse si recava presso la sede comunale, dava le sue generalità, e poi il tutto veniva vidimato dall'ufficiale giudiziario (dal segretario, in questo caso, del comune). Con questa iniziativa abbiamo coperto un territorio vastissimo: perchè poi in effetti, poi, siamo andati anche al di là della Campania, abbiamo cercato di interessare le zone dove c'era di più il cosiddetto «malato in casa».

13) Avevate in effetti raccolto diverse centinaia di migliaia di firme...

Le abbiamo raccolte e, appunto, non è che le abbiamo raccolte solo in determinate zone critiche...faccio un esempio: non è che andavamo a Casal di Principe, dove c'erano chiaramente diversi che avrebbero avuto tutto l'interesse a firmare: moltissimi.... Non siamo andati, quindi, nelle zone ad alta densità criminale, ma abbiamo raccolto molte firme proprio nelle grosse città: pure, ad esempio, a Milano, a Bologna... Per cui, devo dire che, alla fine, non è stato più un discorso circoscritto a chi avesse «il guaio in casa», ma era proprio un qualcosa di più...

14) Era l'espressione di un tipo di opinione...

Ed era pure una questione di diritto, che è stata recepita da parecchi cittadini che non avevano nessun interesse personale sull'argomento: quindi cittadini normali che si rendevano conto di come fosse assurdo questo regime. E poi, tutto sommato, possiamo parlare anche di Lucifero, ma lo stato di diritto non deve fare il distinguo considerando che uno sia Lucifero e allora debba essere trattato da Lucifero. Stato di diritto significa che dobbiamo cercare in tutti i modi di recuperare ad una civile convivenza le persone che sono state punite: quindi, applicare un regime come questo, il carcere duro, mi sembra, al di là dell'incostituzionalità, un qualcosa di assurdo in una moderna civiltà occidentale, anche se però, ovviamente, ci sono i pro e i contro su questa questione. Una cosa importante, però, è che noi la battaglia l'avevamo posta non per coloro che erano conclamati mafiosi, cioè per i definitivi, ma per coloro che erano ancora in attesa di essere giudicati tali; perchè come si fa ad applicare il regime del 41 bis su un soggetto che non si sa se poi sarà considerato in maniera definitiva mafioso? Quello era il passaggio nodale della nostra azione.

15) Senta, mi ha spiegato in che modo andarono effettivamente le cose, però m'interessava anche un altro particolare oltre al modo in cui vi eravate organizzati, a chi vi eravate rivolti, ecc..., cioè come stiano le cose adesso che, lo ricordo, il 41 bis è stato esteso a diversi prigionieri per motivi politici: penso ad esempio ad alcuni esponenti delle Brigate Rosse... e pure in questo caso, c'è chi pensa che si tratti di un trattamento disumano...

Il passaggio era scontato, perchè tutto sommato le posso dire che almeno per i brigatisti una forma larvata di qualcosa del tipo del 41 bis c'è sempre stata...

16) E risulta pure che si sia indurito, ad esempio con la brigatista Lioce...

Il 41 bis è sorto come tale per i mafiosi, ma in realtà il trattamento che veniva dato ai brigatisti, ai terroristi, era già di per sè estremamente severo: cioè il concetto di alta sorveglianza e di modelli similari all'attuale 41 bis, almeno nella forma più rigida, di fatto erano già applicati per i terroristi. Non ci dimentichiamo che prima che ci fosse la normativa sul 41 bis, addirittura, soggetti in odore di terrorismo venivano completamente isolati, perchè poi, tutto sommato, ci si convinse che il sistema da attuare fosse quello di essere drastici, per evitare determinate situazioni. Quando si andava a colpire la pubblica incolumità, quando c'erano le stragi, allora là si riteneva che ogni fine giustificasse il mezzo. Per i terroristi si deve fare quindi un distinguo: c'è stata già, appunto, l'applicazione di una forma larvata di carcere duro a prescindere dall'applicazione del 41 bis.

17) La situazione è recentemente peggiorata?

Allora, questa situazione è stata quasi ufficializzata, ma il peggioramento recente non c'è stato, perchè non credo che ci sia stato un trattamento più degradante del 41 bis.

18) Quindi lei mi conferma che c'è stato purtroppo un trattamento disumano?

Non so se disumano, ma comunque molto duro; stiamo chiaramente parlando di qualcosa di diverso rispetto al fenomeno mafioso... stiamo parlando di una forma di delinquenza di carattere e di incidenza politica: ora, quando noi ci troviamo di fronte a una situazione per cui anche il privato cittadino viene colpito nella sua incolumità (mi riferisco alle stragi di Bologna, e a tante altre situazioni che si sono verificate), allora è ovvio che lo Stato cerchi di essere estremamente drastico: è una forma di reazione, come per i terroristi islamici c'è stata Guantànamo in America...

19) Con Guantànamo si è passato il segno... Come con Guantànamo, si potrebbe essere passato il segno, a suo avviso, anche con esponenti di gruppi italiani di lotta armata?

Questo non glielo so dire, perchè non ho cognizione diretta dei fatti, perchè l'unico terrorista che ho difeso è stato un tal Paolo Dorigo...

20) Sì, per il caso dell'attentato alla base USA-NATO di Aviano.

L'ho fatto anche scarcerare anzitempo: è stato l'unico che non ha espiato la pena fino in fondo.

21) Dorigo ha a suo avviso subito un trattamento non del tutto equo?

Ma non era al 41 bis: c'era stata una situazione un poco più personale, particolare: lui dichiara di aver subito in alcune carceri delle sevizie.

22) Anche che gli fosse stato inserito nel corpo un microchip per controllarlo...

Queste sevizie le ha anche documentate: ci sono state delle cause al riguardo, per cui anche altri colleghi si sono interessati all'argomento. Però non è possibile equiparare del tutto la sua situazione a quella di chi è sottoposto a 41 bis, perchè si trattava appunto di un caso più singolo. Inoltre, Dorigo non aveva avuto mai determinate restrizioni: nel senso che ogni settimana poteva avere la visita dei familiari con colloqui normali, e poteva fare la vita normale del detenuto...anche se a volte lo mettevano in Alta Sorveglianza: la sorveglianza speciale però è un qualcosa di diverso rispetto al 41 bis.

23) Tra i suoi clienti, ci sono storie che ritiene particolarmente significative di persone sottoposte a questa misura? E ci sono tra loro persone cui sia stato applicato questo regime carcerario non per decisione di un magistrato?

Guardi, l'applicazione del 41 bis non è mai per decisione di un magistrato: cioè è il ministro di Giustizia che fa applicare il 41 bis su proposta, di solito, del pubblico ministero, che di norma lo propone al ministro perchè ritiene che il personaggio in questione cui lo si voglia applicare abbia rapporti con la malavita, ritiene che sia organizzato e associato in tal senso, per cui possa reiterare, in una forma ordinaria di carcerazione, i suoi reati. Il ministro applica così, con un decreto, questo regime: contro questo decreto, noi facciamo reclamo, che sottoponiamo all'autorità giudiziaria: in questo caso, la questione è di competenza del Tribunale di Sorveglianza, che si esprime dopo aver sentito le parti in udienza: dopo che ci sia stata l'udienza, emette il suo provvedimento, che poi viene notificato, perchè avviene in Camera di Consiglio; non ci viene, cioè, fatto sapere subito. Ad esempio, noi oggi abbiamo fatto un reclamo: abbiamo fatto una udienza presso il carcere di Ascoli Piceno, dove c'erano tutti i "quarantuniani bis" che venivano sottoposti a questa udienza; io ho assistito il mio cliente in tal senso, e ora attendiamo l'esito, il risultato, che ci verrà notificato di qui a qualche giorno e contro il quale, nel caso fosse negativo per noi, potremmo fare anche il ricorso per Cassazione.

24) Oltre al caso che mi ha accennato, di questa persona cui hanno rinnovato il 41 bis nonostante non avesse più contatti con organizzazioni mafiose, c'è qualche altra storia significativa che può raccontare?

C'è un'altra persona cui è stato tolto il 41 bis prima che si desse di recente alla latitanza; poi io ho visto parecchi casi in cui è stato proprio revocato. Ci sono stati casi di siciliani, tra cui lo stesso Madonia, e quanti altri... a Girgenti pure è stato tolto il 41 bis...

25) E tra i suoi clienti c' è qualche aspetto più significativo che può approfondire?

Io per il momento ne tengo tre che sono ancora sottoposti al 41 bis, mentre per altri tre è stato revocato: tra questi c'era una persona di Castellammare che venne sottoposta a 41 bis, ma cui lo feci revocare perchè aveva problemi di salute, di malattia... ma sono cose che tutto sommato, in effetti, non è che siano interessanti, perchè dal punto di vista argomentativo le dico questo, dottoressa: noi possiamo sviluppare solo due parametri quando andiamo a difendere un «quarantuniano bis»: cioè il fatto che non c'è l'attualità del collegamento e non c'è la prova dello stesso. Perchè la base è questa: se io dico che il mio soggetto è collegato con l'esterno, chi lo va a trovare in carcere sono i parenti: allora si devono sottoporre a procedimento penale per favoreggiamento, oppure per concorso esterno oppure per concorso in associazione per delinquere i parenti: se si fa una cosa del genere e si arriva proprio alle investigazioni, alle procedure in tal senso nei confronti di mogli, figli madri, ecc..., insomma dei parenti, a quel punto voi avete la prova provata che effettivamente c'è il collegamento. Se no, mi si deve spiegare come si faccia a dire dove sia il collegamento, come si faccia a giustificare un fatto del genere. Quindi, ci deve essere sempre e comunque, come in ogni democrazia, il punto nodale della questione messo a fuoco. Noi andiamo a difendere, facciamo il reclamo contro il 41 bis, proprio su questi parametri. Visto che c'è un'accusa in tal senso, si dice che c'è il collegamento, ma bisogna avere la prova che ci sia questo collegamento, se no, altrimenti, è mero verbiage. Purtroppo, in molti casi, è solo per mero verbiaceo che si applicano regimi del genere.

26) Sì... Senta, è possibile avere un risarcimento nel caso si sia stati sottoposti ingiustamente al 41 bis?

No, non c'è mai stato questo. Per il momento non c'è... Glielo dico, glielo confermo: non ho mai sentito di nessun risarcimento per chi ha subito ingiustamente il 41 bis. Di solito è molto difficile questa questione...è come se il risarcimento fosse il fatto che lo tolgano a chi lo abbia subito ingiustamente. Chi viene condannato pure in odore di mafia, ammenochè non dimostri poi il contrario, come nel caso di Mannino, che dopo 14 anni ha dimostrato di essere innocente (avrà visto i giornali stamattina sul politico Mannino...) non ottiene risarcimenti... Allora l'unico risarcimento ammesso è quello per la ingiusta detenzione, non per il 41 bis in sè... L'unica cosa che si può fare è chiedere un risarcimento alla Corte Europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo: per il momento ce ne sono stati talmente pochi (in Italia quasi nessuno), per cui è proprio inutile menzionarli...

27) Lei si riferisce alla Corte di Strasburgo?

Sì, mi riferisco a quella.

28) Le volevo, inoltre, chiedere un'altra cosa: se ha in programma altre iniziative, di natura giudiziaria e/o politica, per cercare di far rispettare i diritti umani di detenuti sottoposti a tale regime carcerario...

Io sono passato ad una fase superiore, cioè mi sto sforzando di creare giurisprudenza contro il 41 bis.

29) Cioè sentenze che facciano scuola...

Perchè ho capito che l'unico modo per tamponare questo fenomeno, che io considero comunque, lo dico, incostituzionale, è quello di far valere una giurisprudenza contraria, e di far capire agli organi giudicanti che senza elementi effettivi non si può comminare il 41 bis.

[Questo articolo è stato pubblicato sui giornali Caserta24ore, Dea Notizie, Qui Calabria, Corriere di Aversa e Giugliano, Giustizia Giusta, Italia Sociale, Rinascita (nella versione on line e locale "Rinascita Campania")]



Antonella Ricciardi , 22-23 ottobre 2008