Seconda intervista a Sergio Simpatico

Eduardo Morra

Il 9 giugno di quest’anno si è giunti ad una svolta radicale nella vicenda giudiziaria  riguardante il duplice assassinio di camorra ai danni di Gennaro Pandolfi, autista del boss di Forcella Luigi Giuliano, detto " ‘o rre"   ("il re" in napoletano, oltre che “Lovigino”, dalla deformazione  di una frase amorosa che gli rivolgevano delle sue compagne non italiane: “I love Luigino”) e del figlioletto dello stesso Pandolfi, Nunzio, di soltanto un anno e mezzo: una piccolissima vittima innocente, la cui morte commosse e fece rabbrividire Napoli e non solo. Il massacro avvenne il  18 maggio 1990, nel rione napoletano della Sanità, dove fecero irruzione due sicari con il volto coperto, sfondando la porta a calci e sparando all’impazzata: il vero e proprio obiettivo dell’azione era Gennaro Pandolfi, ma anche il bimbo venne colpito, spirando poco dopo in ospedale: pare, in effetti, che Gennaro Pandolfi avesse sperato che, avendo in braccio il bambino, loro due sarebbero stati risparmiati, ma in realtà furono, appunto, uccisi entrambi. Una fotografia di Nunzio Pandolfi poco prima di morire, in barella e con la maschera d’ossigeno, divenne tristemente famosa. Inoltre, rimasero ferite pure delle donne legate a Gennaro Pandolfi. Secondo la tesi del pm Itri, condivisa dalla Corte, l'agguato si inserì nella guerra scatenata da diversi clan di camorra di Napoli (i Licciardi di Secondigliano), e provincia (i Contini e i Mallardo di Giugliano) contro i Giuliano, del quartiere napoletano di Forcella.  Sia pur, almeno per ora, non in via definitiva sono stati infatti condannati all’ergastolo i  boss della camorra Giuseppe Mallardo e Luigi Guida, detto ” ‘o 'ndrink”.  La sentenza è stata emessa  dalla quinta sezione della Corte di Assise, presieduta da Adriana Pangia, che ha accolto le richieste del pm della Dda, Paolo Itri. Mallardo è stato riconosciuto responsabile in quanto mandante, mentre Guida è stato considerato uno degli organizzatori del delitto. Mandante dell’agguato  sarebbe stato anche il boss di Secondigliano Gennaro Licciardi, che non si è, però, potuto processare, perché è ormai morto da anni: era deceduto, infatti, nel 1994, nel carcere di Voghera. In questo cupo contesto, sul quale da anni ci si sta sforzando di fare luce, spicca la vicenda di Eduardo Morra, anni fa condannato perché ritenuto esecutore materiale della strage, assieme a Mario Rapone, della cosca Guida del quartiere Sanità; infatti, numerosi dubbi, avallati pure da non pochi pentiti (i quali, nell’ultimo procedimento giudiziario, hanno in massa affermato che Morra non sia coinvolto in tale carneficina) aleggiano sulla tesi della sua colpevolezza, anche perché Morra, affiliato al clan Contini del Vasto-Arenaccia, era stato un tempo un uomo del clan Giuliano (lo stesso cui era affiliato, appunto, Gennaro Pandolfi), ma in seguito se ne era allontanato, per cui la tesi dei suoi difensori, i legali Vittorio Trupiano e Sergio Simpatico (al quale sotto segue un’intervista) è che Morra sia stato coinvolto ingiustamente nella tragedia dei Pandolfi, per vendetta contro quello che questi avrebbero considerato un tradimento, cioè l’avere lasciato il loro clan. Questo ed altri elementi di spessore rafforzano la tesi che Eduardo Morra possa essere innocente: una sintesi di essi ci è offerta, così, dalla preziosa testimonianza dell’avvocato Sergio Simpatico che segue…

 

RICCIARDI: "Avv. Simpatico, da tempo lei era ed è impegnato nel cercare di ottenere la revisione del processo per Eduardo Morra, condannato per l'omicidio del pregiudicato Gennaro Pandolfi (autista del boss di Forcella Luigi Giuliano, esponente della "Nuova Famiglia") e del nipotino Nunzio, di solo un anno e mezzo. Lei afferma, infatti, che non esista la prova della registrazione di una telefonata anonima (secondo alcuni effettuata da Emilia, sorella di Gennaro Pandolfi) che avrebbe contribuito  a far condannare Morra. E’utile ricordare tutto questo ciò nell'ambito di una disamina storica dopo gli ultimi sviluppi sul caso… Tale chiamata sarebbe giunta alla Questura di Napoli, al capo della Squadra Mobile Sandro Federico, ma non sembra esisterne la prova, almeno negli archivi della polizia napoletana: non vi è, infatti, la trascrizione della registrazione. Inoltre, lei è stato tra i legali che presentarono alla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) una registrazione nella quale un ispettore di polizia, Papa, ammetteva che le indagini sul caso Morra-Pandolfi fossero state manipolate, anche se costui non confermò poi tali dichiarazioni davanti al pm Giuseppe Borrelli. Inoltre, anche una teste, Giuseppina Pozziello, ammise di avere a suo tempo accusato ingiustamente Morra, il quale era peraltro risultato essere negativo all'esame del guanto di paraffina. Lei, che sta tuttora difendendo Morra assieme al collega Vittorio Trupiano, che  interpretazione propone per questi fatti?"


SIMPATICO: "Io voglio soltanto mettere in risalto che tutta la domanda può essere superata da un dato di fatto inequivocabile: di recente la Quinta Sezione Corte d’Assise di Napoli ha emesso una sentenza di condanna a carico dei presunti mandanti dell’omicidio di Nunzio e Gennaro Pandolfi… però, durante la discovery,  cioè il dibattimento, l’istruttoria dibattimentale di questo procedimento, è emerso palese che il Morra non è il materiale esecutore di questo omicidio. Quindi, ha reso finalmente giustizia, questo processo, alla bontà delle valutazioni, e quindi delle indagini, che questi difensori (avvocato Trupiano ed io) abbiamo portato avanti in tutti questi anni; quindi, quella richiesta di revisione che venne avanzata a Roma era più che fondata, e la conferma ci è data attraverso proprio tutti i pentiti: le dichiarazioni dei pentiti di questo processo di Corte d’Assise che hanno, all’unanimità, dichiarato come il Morra non fosse il materiale esecutore del duplice omicidio. Per cui, quanto abbiamo sviluppato nelle nostre indagini, sia per quanto riguarda l’intercettazione dell’ispettore Papa, sia per quanto riguarda quel passaggio relativo ad una trascrizione di una telefonata che in realtà non esiste (perché agli atti del processo possiamo dire che esiste solo un’annotazione del 113),  può farci affermare, a maggior ragione, che quanto dichiarato in dibattimento da alcuni teste non risponde al vero, perché non c’è, appunto, una trascrizione della telefonata…”

RICCIARDI: “Questo è regolare? O almeno non è la prassi una cosa così?”

SIMPATICO: “Non è la prassi… Ad ogni modo, in realtà si è tanto parlato di registrazione di una telefonata, di trascrizione della stessa, ma alla fine noi ci siamo ritrovati in mano solo con un’annotazione di un riferimento telefonico del 113.”

RICCIARDI: “Lo ha scoperto lei?”

SIMPATICO: “Sì, lo abbiamo scoperto attraverso il fascicolo del dibattimento in un processo in cui non difendevamo il Morra, ma attraverso appunto il fascicolo che sta in archivio. In ogni modo, questi sono dei passaggi corollarici, perché quello che a noi interessa è quanto noi, in tutti questi anni, abbiamo sempre dichiarato: che la Pozziello non fosse attendibile (smentita, peraltro, dalla prova testimoniale resa dal fratello, in una dichiarazione con tanto di criterio tecnico-legale resa davanti a noi difensori durante le indagini difensive, con tanto di registrazione, ecc.., portata a conoscenza del dottor Borrelli), che il Papa effettivamente parlava di una pressione in Questura, da parte anche del clan Giuliano, a che il Morra venisse ad essere considerato il materiale esecutore di questo omicidio, e quindi la prova provata che, in buona sostanza, Morra dovesse essere considerato responsabile a tutti i costi di questo omicidio, perché i Giuliano all’epoca non avevano gradito il suo presunto tradimento, perché lui faceva parte di questo clan (venne anche condannato per associazione per delinquere di stampo mafioso come partecipante al clan Giuliano) e poi se ne sarebbe allontanato… Per tale motivo l’attrito con il clan Giuliano.”

RICCIARDI: “Continuando con una disamina storica, con un’analisi del caso, vediamo che pare che Morra si fosse allontanato dai Giuliano da prima che questi divenissero collaboratori di giustizia, perché li considerava collusi con ambienti corrotti della polizia, coi quali non voleva avere a che fare... circostanza poi confermata dal pentito di camorra Ecora. Ritiene possibile che tali funzionari corrotti possano avere incastrato Morra?”

SIMPATICO: “Su questo abbiamo delle conferme giudiziarie, ma in realtà non posso dare nessuna risposta se non in base al dato di fatto processuale: esiste un pentito, Ecora (che, ahimè, ora non c’è più, perché si è suicidato), che però fece delle dichiarazioni in cui si metteva in risalto questo passaggio: che addirittura i Giuliano avevano tentato a più riprese (proprio perché c’era stato questo presunto tradimento), di assassinare Morra, e non ci erano riusciti… ma essi volevano assassinare almeno un Morra, addirittura pure il fratello Antonio, e non ci sono mai riusciti neppure in questo caso; è chiaro che poi hanno utilizzato la legge premiale, quindi lo Stato, per potersi togliere i sassolini nelle scarpe, per cui lo hanno accusato ingiustamente di un reato, di un omicidio, che Edoardo Morra non ha mai commesso. Quindi questi fatti sono stati chiariti da questo pentito, e poi ora risultano confermati proprio dalla nuova emergenza dibattimentale della Corte d’Assise.”

RICCIARDI: “Oltre a quanto emerso e a quanto stabilito dalla Quarta Sezione della Corte d’Assise, ci sono altri elementi, secondo lei, che impongano la riapertura del caso di Morra? Lo chiedo anche perché la Seconda Corte di Appello di Roma aveva già una volta respinto la revisione del processo, secondo quanto lei stesso aveva ricordato...”

SIMPATICO: “Adesso la novità, il quid novi, è costituito essenzialmente da una serie di propalanti: che tutti quanti, in maniera concorde, dichiarano che Morra non è il materiale esecutore. Non solo, ma hanno indicato chi sono stati gli effettivi materiali esecutori di questo omicidio. Hanno quindi dato una serie di riscontri che, se vogliamo considerare valida la legge premiale, (poiché qui non è che abbiamo un solo pentito, ma ne abbiamo dieci) è una vera e propria convergenza del molteplice. Vorrei cogliere l’occasione, alla fine, e non dire più nient’altro, se non che il Morra, grazie anche agli ultimi esiti processuali sul processo Grimaldi, potrebbe finalmente, nel giro di qualche anno, trovarsi in una situazione molto diversa.“

RICCIARDI: “In effetti, Morra aveva già scontato quasi tutto il suo residuo pena, che era di 16 anni, per il sequestro (del 1980) del figlio di questo famoso armatore napoletano…”

SIMPATICO: “Sì, perché lui è ininterrottamente detenuto a partire dal 1999: quindi ora ha già fatto 10 anni; con una serie di pungibilità, continuazioni, e con, praticamente, anche la liberazione anticipata, potrebbe subito smaltire questo residuo di pena per il Grimaldi. La cosa che vorrei anche sottolineare è come gran parte di questo successo, soprattutto nelle indagini difensive, lo si deve ad una valutazione, oserei dire più che geniale, da parte del collega Trupiano, che è stato capace, con un’attività alacre, di ottenere una serie di riscontri di prova peculiari, che poi ci hanno veramente messo sulla giusta strada: questa strada ora risulta, appunto, confermata da tutti questi pentiti.”

Introduzione e domande di [Questo articolo-intervista è stato pubblicato sui giornali Dea Notizie, Corriere di Aversa e Giugliano, Caserta24ore, Rinascita (nella versione on line e locale "Rinascita Campania", Qui Calabria)]



Antonella Ricciardi , 12 giugno 2009